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Trent’anni fa Italia ’90, tributo a Un’estate italiana

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Abbiamo deciso di celebrare i trent’anni da Italia ’90 e dalla celebre canzone “Un’estate italiana” con un video parodia e con questo articolo. Tanti i ricordi che sono riaffiorati pensando a quella magica estate, siamo felici di condividerli con voi.

 

Quest’anno la nostra campagna dei saldi estivi “Estate Ignorante” è dedicata alle vacanze italiane. Per ovvi motivi in tanti, tantissimi, passeremo le vacanze in Italia. Mentre riflettevo su come procedere, cosa postare, cosa pubblicare, etc. etc. ho iniziato a canticchiare in maniera inconscia – magari perché siamo nel 2020 e ricorre il trentennale di quella canzone – “Un’estate italiana” di Edoardo Bennato e Gianna Nannini. Quando l’ascolto ancora mi commuovo e inevitabilmente riaffiorano alla mente alcuni ricordi.

Io avevo solo sei anni e in famiglia c’eravamo tutti: mia mamma, mio papà e i miei due fratelloni. Ci raccoglievamo quasi in preghiera davanti a uno schermo come tutto il resto del Paese. Erano le notti magiche, l’estate italiana per eccellenza. Birra (Coca cola per me, in realtà), calcio e rutto libero: il paradiso del Ragionier Fantozzi.
Ricordi dicevo, ma sopratutto sensazioni ed emozioni aggiungerei. Il primo ricordo è quello di Totò Schillaci che entra dalla panchina durante la partita d’esordio contro l’Austria subito e i suoi occhi da killer al suo primo gol in quel Mondiale. Forse ancora non l’ho scritto, ma stiamo parlando di Italia ’90, beh ma era chiaro no? Schillaci mostrò quello sguardo folle sei volte, tante quanti i gol con cui vinse il titolo di capocannoniere del torneo. Per il resto, ho pochi ricordi del calcio giocato, ma tanti del contesto in cui vivemmo quell’avventura mondiale. Come quando andammo in villeggiatura a Guardia Piemontese, la città di mare cantata da Brunori Sas. Guardammo lì la seconda fase del Mondiale. Ricordo le bestemmie – accurate e fantasiose – mentre con quelle maledette antenne portatili si cercava di sintonizzare la tv sulla Rai. Il televisore davanti alla porta di casa, sotto il pergolato, insieme ai vicini. Ricordo come osservavo i loro volti, ricordo la pizza calda del forno e la delusione dopo quella maledetta semifinale persa contro l’Argentina. Ricordo le lacrime di mio fratello, presagio di una vita di sofferenze calcistiche “appriassarucusenza”, come dice lui, così come lo sconforto degli amici conosciuti lì al mare, che poi non ho più frequentato, ma il cui ricordo porterò sempre con me grazie a quell’estate italiana.

Toto Schillaci esultanza ai mondiali di Italia 90
Toto Schillaci esulta dopo un gol ai Mondiali di Italia 90

 

E poi, ancora, le hit vacanziere, che all’epoca passavano ancora dai juke-box, dove gli ingombranti vinili e i tasti meccanici facevano spazio ai compact disc e ai display digitali per selezionare la canzone: la variegata fauna dei vacanzieri faceva alternare robaccia tipo “Vattene Amore” di Minghi e Mietta, che vinse il festival di Sanremo di quell’anno a “Dub Be Good To Me” dei Beats International”. Io, quando riuscivo a scroccare una monetina ai miei fratelli più grandi, sceglievo “I Can’t Stand It” dei Twenty 4 Seven, di cui – non sapendo un cazzo di inglese (proprio come ora) – farfugliavo goffamente le parole. E ancora, la gigantesca orca gonfiabile con cui io e i miei fratello scendevamo in spiaggia attirando le attenzioni di tutti i bagnanti, oppure di quella volta che – primo e inconscio atteggiamento da estate ignorante – ci imbucammo nella piscina di un hotel, che affacciava proprio sulla spiaggia e scroccammo anche il buffet a pranzo.

Amedeo Minghi e Mietta cantano Vattene Amore a Sanremo 1990
Amedeo Minghi e Mietta sul palco di Sanremo, 1990

– ok e adesso che scrivo? avete messo praticamente già tutto voi, manca solo la classifica dei videogiochi da bar…

– non lo so inventati qualcosa di ggiovane, ma che strizza l’occhio e l’orecchio alla nostalgia

– sì, ma fa caldo e mi secca e poi manco mi partiva il computer e soprattutto sei una merda che mi dovevi fare recitare nel video e non mi hai chiamato!

– uuuuuh e che permaloseria! ti ho già chiesto scusa no? dai, quattro cazzate che siamo dei debosciati e pure chi legge sta roba alla fine un po’ debosciato ci sarà, sempre che sia arrivato a leggere fino a qua

– aspè ho trovato

– cosa?

– il trucco magico che usano adesso sui social

– sarebbe?

– ti inventi un dialogo finto a domanda a risposta, così tiri via pure un po’ di righe grazie agli a capo, fai finta che uno ti chiede le cose e l’altro spiega, che poi alla fine sono sempre io che scrivo e mi sto facendo pure le domande, ma non lo diciamo a nessuno, ma almeno eviti i papielli di testo che servono solo a improsare i motori di ricerca SEO, SIO, PIO come chezzo si chiamano

– GENIELE! siamo al metahumor! e così spieghiamo pure il contest!

– pure il contest c’è mo? non ci bastavano le figure di merda con gli spot?

– mamma mia, la vecchiaia ti ha reso triste e arido, cacaminchia c’eri sempre stato, questo te lo riconosco. e poi cosa ti lamenti, lo hai detto tu che domande e risposte te le scrivi da solo, ti metti pure a romperti i coglionni e a fare questioni

– vabbè era per tirare via un altro paio di righe a “stream of consciousnness”

– strimocchè?

– niente lascia stare, secondo me è na cazzata, ma vabbè dai lanciamo sto contest…

“E negli occhi tuoi, voglia di vincere” cantavano Bennato e Nannini, ma noi perdemmo in semifinale. Ma se la voglia di vincere è rimasta ancora impressa nelle tue pupille allora devi partecipare al nostro contest estivo (CLICCA QUI).

Edoardo Bennato e Gianna Nannini cantato Un'estate italiana
Gianna Nannini e Edoardo Bennato cantato Un’estate italiana

Trent’anni anni son passati senza preavviso, quelle notti magiche che senza accorgercene sono volate via. Che fine hanno fatto quelle sere d’estate  dove i gelati del bar sotto casa  erano solo quelli Eldorado e non importava quanto ricca potesse essere l’offerta, la nostra scelta sarebbe ricaduta sempre sulla fantastica pipa gelato che ci faceva sentire già un po’ più grandi. Quelle notti magiche dove bastava inserire una monetina e girare la manovella per avere in premio una sfera preziosa, però dentro non c’era il Pokémon leggendario, ma l’ennesima spilletta di rame o la palla magica capace di rimbalzare verso l’infinito ed oltre. Riascolto ora questa canzone, ripenso  a quei mondiali e capisco  che il tempo è maledetto, si diverte a passare per vederci cambiare. Eppure i nostri sogni, i sogni di quei bambini degli anni ‘90, son rimasti sempre gli stessi. Quella voglia di vivere con il cuore in gola un’avventura, la speranza di un mondo che sia senza frontiere, proprio come cantava la Nannini, è rimasta intatta. Quella voglia di vincere è ancora nelle nostre pupille, perché non è una semifinale persa a insegnarci le regole del gioco, non sarà una sconfitta a dirci il nostro valore. Noi ci credevamo allora e ci crediamo ancora oggi perché se la vita è un goal noi lo inseguiremo fino all’ultimo respiro! Così come ci ha insegnato questa canzone: una canzone colonna sonora di una estate italiana, destinata a restare nella storia. 

Calippo gelato Eldorado 1990

Articolo scritto da Enrico Mirabelli, Alessandro GiannaceKung Paolon, e Cristina Prenestina.

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