L’amore ai tempi di Tumblr: come autoflaggellarsi le gonadi e perdere milioni di utenti solo per pecettare qualche capezzolo

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Tempi difficili e meravigliosi quelli in cui stiamo vivendo, tempi in cui c’è ancora chi si prende la briga di spiegarci cosa è giusto e cosa no, sfidando il progresso culturale, tecnologico e il senso del ridicolo. No, non sto parlando dell’attuale Governo italiano, ma di capezzoli, corpi nudi e fotop0rn0, quindi roba molto più seria e interessante della politica di un Paese in declino. A fine novembre la “guerra contro il porno” l’ha iniziata Starbucks, vietando l’utilizzo delle reti wi-fi nei propri locali per accedere ad alcuni dei principali siti di streaming per adulti, tipo YouPorn: la risposta non si è fatta attendere, con la piattaforma video per i +18 che ha deciso di controboicottare la caffetteria, vietando ai propri dipendenti di portare in azienda i tazzoni in carta. Dai tazzoni ai cazzoni, mi sia permesso il giuoco di parole, il passo è stato breve, ma non parlo di dimensioni anatomiche di membri tipo il nostro amico Long John di Whatsapp, i cazzoni in questo caso sono i tipi di Tumblr.
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Una delle piattaforme più utilizzate al mondo, rimasta un po’ di nicchia in Italia dove comunque ha la sua schiera di tumblatori, ha deciso di conformarsi alle politiche attuate da anni su altri social network (avete presente quell’altro sito blu con i buongiornissimi e le richieste di amicizia da gente che non vedevate da una ventina d’anni?), quindi da qualche giorno ha abolito d’imperio (o di cazzimperio) ogni contenuto ritenuto NSFW (not safe for working, cioè tutta quella roba che se vi passa dietro il capo in ufficio potrebbe costarvi una figura di merda, il posto o peggio entrambe le cose). Quindi cosa hanno deciso di fare? Affidarsi a un algoritmo che andrà a cancellare ogni immagine ritenuta “sensibile”, ogni capezzolo o presunto tale, ma non solo. Diciamo che la comunità di Tumblr non l’ha presa molto bene: alla base dell’addio la stupidità dell’algoritmo, che ha iniziato a cancellare post che con la nudità o con il p0rn0 non avevano nulla a che fare, cose, animali, marche di automobili e fumetti compresi. A questo si è aggiunta una pecca ancora maggiore: Tumblr è stato usato da anni come social per la libera espressione di parecchi artisti e sostenitori del mondo LGBTQ, l’utilizzo di un algoritmo fesso e automatizzato ha comportato la cancellazione di molti post solo per la presenza tra i tag, le etichette dei post, di parole come “transgender” o “queer”. Non una bella mossa.

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Al netto di qualche iniziativa sarcastica (tipo delle pecette con dei capezzoli maschili per coprire nelle immagini i capezzoli femminili) l’addio è stato rapido e ha coinvolto tumblatori di tutto il mondo, anche italiani: se prima Tumblr era visto come una nicchia, ma assolutamente libera e capace di far esprimere in piena libertà, l’imposizione degli steccati ha solo causato l’uscita di chi non ci sta a essere etichettato pur usando le “etichette”.

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Eravamo partiti da Starbucks e Youporn, indovinate invece chi ha deciso di sfruttare questa inattesa auto zappata sulle gonadi di Tumblr? Quei monellacci di PornHub, che hanno invitato tutti i vecchi tumblatori a riversare il loro materiale sul sito: massima libertà (al netto di roba veramente inaccettabile, per cui esistono reati specifici e lo schifo dell’umanità) e in più un vantaggio, per i creatori dei video o delle immagini migliori c’è anche la possibilità di monetizzare grazie alle visite. Mica male per chi di solito viene classificato come i “soliti depravati”.

 

Articolo scritto per noi da Kung Paolon

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Riferimenti web
ohnotheydidnt.livejournal.com
Pornhub welcomes Tumblr’s adult content creators, invites them to monetise their work

theverge.com
Tumblr’s adult content ban means the death of unique blogs that explore sexuality

dailydot.com
Tumblr’s anti-porn algorithm is flagging basically everything as NSFW

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