La bellezza e la purezza del peccato – Intervista a Saturno Buttò

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“…se parliamo di persone, la bellezza io la identifico nello stile personale, nella classe, c’è chi ce l’ha e chi no. La purezza è l’assenza di peccato. Piuttosto rara, poiché quest’ultimo è (paradossalmente) il “bello” della vita”. Saturno Buttò

Saturno Buttò – Foto di Jahn Harald

Saturno Buttò, veneziano classe ’57, è uno degli artisti contemporanei più interessanti e più spiazzanti, in Italia ma non solo. La sua arte è da tempo varcato i confini nazionali. Capirne il motivo non è difficile, basta osservare i suoi lavori, ascoltare le sue parole. Nulla di scontato nelle sue opere così come nelle sue risposte. Nelle sue opere l’autorevolezza di uno stile classico esalta il tema, anzi i temi affrontati da Buttò. Sesso, mitologia, erotismo e religione. L’idea del peccato come sfondo in cui le pennellate dell’arista danno colore ai corpi elegantemente disegnati: Questi spesso, quasi sempre, sono corpi che esulano dal classicismo della tradizione pittorica. Sono attuali, terreni e sensuali, come descritto magnificamente nella sua biografia, “avvolte da un misterioso fascino demoniaco, come votato in purezza alla distruzione e al disfacimento”.

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Saturno Buttò – Foto di Nicola Casamassima

Domanda.Qual è stato il momento in cui hai compreso quale fosse la tua direzione estetica?
Risposta.Solo dopo un paio di decenni, tra studi (Liceo Artistico e Accademia Di Belle Arti a Venezia) e lavoro al cavalletto nel mio studio ho cominciato a capire quale poteva essere il mio percorso artistico.

 

D.Cos’è per te “bellezza” e “purezza”? Cosa il “peccato”?
R.La bellezza ha dati oggettivi che istintivamente-inconsciamente si possono cogliere, posso citare la sezione aurea ad esempio. Ma, se parliamo di persone, la bellezza io la identifico nello stile personale, nella classe, c’è chi ce l’ha e chi no. La purezza è l’assenza di peccato. Piuttosto rara, poiché quest’ultimo è (paradossalmente) il “bello” della vita.

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© Saturno Buttò

D.Penso che nel momento in cui si è totalmente immersi nel proprio gesto artistico – momento in cui si diventa quasi puro gesto – inevitabilmente ci si ritrovi a sperimentare i propri limiti temporali ed emotivi. Quali e quanti limiti hai sperimentato? E quale opera ti ha portato al bordo più estremo?
R.Non vorrei deludere qualcuno, ma spesso chi si esprime con opere dal forte carattere non necessariamente lo è nella vita. Personalmente ho sempre pensato di sublimare con l’arte il peccato. Mi ritengo un osservatore, forse un voyeur. Non penso di aver toccato particolari limiti. Opere (mie) che sfiorino l’estremo non esistono, almeno da un mio punto di vista. Evito di concedere troppo alla decorazione e questo mi porta a privilegiare temi inusuali in pittura, tutto qui. Forse i miei “limiti estremi” sono le mie “paure”, che qualche volta scelgo di rappresentare.

 

D.A proposito di limite, cosa può essere rappresentato, al di là di qualsiasi tipo di commerciabilità?
R.Tutto può essere rappresentato e l’arte occidentale ha avuto ben pochi tabù. L’artista dovrebbe essere totalmente libero da ogni restrizione ovunque. Dove non è così l’arte non è altro che blanda decorazione e volgare mercato. O propaganda sociale.

 

D.Che tipo di rapporto crei con le modelle e i modelli? In che modo riesci a entrare nel loro intimo affinché quel corpo emozioni? Ci sono degli incontri, delle conversazioni o ti lasci guidare dalla luce dei loro corpi e dei loro sguardi?
R.Naturalmente ci sono degli incontri preliminari. Per la buona riuscita di un ritratto, io pretendo di conoscere prima la persona con la quale lavorerò. Si deve instaurare un buon feeling, innanzitutto. La conversazione risolve sempre ogni dubbio. Spesso la natura dei soggetti che voglio dipingere porta, automaticamente, il modello a svelarsi. L’incontro diventa una specie di confessione, ed io (divertito) mi identifico un po’ in uno psicologo o, meglio, un confessore, ma tendo a sdrammatizzare immediatamente e la cosa prende sempre una piega, diciamo così: “amena”. Va detto che la professionalità è basilare, giova alla reputazione e c’è la si guadagna negli anni. Un dettaglio fondamentale, in un lavoro come il mio, perché genera fiducia. E quando ci sono queste certezze il modello si lascia “sedurre” senza opporre resistenze.

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D.Indagare la psicologia e gli aspetti più oscuri e perturbanti della natura umana., ti avrà sicuramente portato a misurarti con la realtà vera e propria del mondo occidentale, in cui, ad esempio, i corpi femminili sono reificati. I corpi delle “tue” donne sono invece carichi di potenza e forza. Quale il tuo rapporto con il corpo femminile? E quale il tuo rapporto con l’idea occidentale di “donna”?
R.Ho una visione classica della figura. Tuttavia sono attratto dalla cultura della body-modification e da tutto ciò che ha a che fare con e sul corpo. Ci sono stati decisi e veloci cambiamenti culturali nel mondo occidentale e la donna ne ha molto giovato. Ovviamente sono più forti e consapevoli di un tempo ed io non posso che prenderne atto e misurarmi in questi termini con loro. Ma la fascinazione che provo per l’universo femminile ha, anche, radici più remote. Sono legate al mistero ctonio che ogni donna racchiude in sé. Quella potenza dionisiaca che continuamente si contrappone al pensiero apollineo maschile. Molte delle mie immagini sono metafore di questo eterno conflitto tra “natura e cultura”.

 

D.Se accade, da che tipo di musica ti lasci guidare durante la creazione delle tue opere?
R.Accade sempre.. La musica è una componente essenziale del processo creativo. Per esempio, ascoltare musica e osservare un’opera al cavalletto è un momento assolutamente “evocativo”. M’ispira. Adoro mescolare gruppi death doom metal con musica sacra antica, ma anche elettronica sperimentale. Troppi sarebbero i nomi da citare.

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D.Che rapporto hai con il sistema dell’arte contemporanea?
R.Non sono il genere d’artista inserito nel circuito principale delle gallerie che contano. Io mi trovo a collaborare con diverse realtà, nel mondo, quando ritengo di poterlo fare. Questo mi permette di non avere, ancora, particolari pressioni e dunque decidere cosa e quanto dipingere. Requisito fondamentale per mantenere intatta la “purezza creativa”. Venir fagocitati dal “sistema” spesso significa snaturarsi come artisti. Certo è difficile resistere al richiamo del denaro, ma sono scelte personali. Opinabili!

 
D.Quali i tuoi prossimi progetti?
R.A parte continuare con la mia costante produzione di opere, sul fronte espositivo ho un paio di appuntamenti interessanti per questo fine anno, a New York (Last Rites Gallery) e a Tokyo (Vanilla Gallery).
 

Intervista realizzata per noi da Elena Giorgiana Mirabelli, redattrice e responsabile progetti di Arcadia book&service.

 

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