“Pin up your city- Cosenza” – Intervista a Diego Mazzei.

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“Il mare a Cosenza è stato questo pensiero che mi ha portato alla prima cartolina”. Diego Mazzei

© Diego Mazzei

Il progetto consiste in una serie di fotografie rielaborate dall’artista stesso per far rivivere in maniera ironica scorci inconsueti della città.
Diego Mazzei, fotografo cosentino classe 1975, dal 2003 si accosta alla fotografia in modo più attento iniziando un percorso sperimentale .La tecnica usata nel periodo analogico è prevalentemente il foto-collage, scomponendo e ricomponendo scenari urbani e domestici, con i primi lavori prova a creare una percezione multipla, sintesi di una vera e propria visione del mondo. La gestione attenta e complessa di tagli e superfici, in sinergia con lo scatto canonico, genera un uso dello spazio teso a stimolare lo stupore attraverso l’intrinseco concetto dell’immagine, libero da un vero e proprio messaggio tematico.L’espressività non si manifesta quindi semplicemente attraverso la foto, ma in tutto ciò che ad essa eventualmente si accompagna: dai materiali alle relazioni che intercorrono tra il segno ed il mezzo.Con l’avvento del digitale, il lavoro d’indagine, continua utilizzando la fotografia come pretesto per approfondire le conseguenze da esso generate.Ha collaborato con la galleria Il Graffio per diversi anni, attualmente è uno dei soci fondatori della galleria L’Impronta culture fotografiche di Cosenza. Diverse le immagini realizzate da Diego Mazzei pubblicate in numerosi cataloghi.

Domanda.Diego quali sono state le tue prime esperienze? Quando hai iniziato a fotografare?
Risposta.Ero adolescente quando mio padre mi faceva usare la sua macchina fotografica, e fu sempre mio padre ad insegnarmi a sviluppare in camera oscura, camera oscura che mi regalò immediatamente dopo avermela fatta scoprire.

 

D.Come nascono le tue foto?
R.Più che le foto per me nasce l’idea della foto, che può essermi suggerita da qualsiasi cosa nella quale i miei sensi si imbattono: parole, immagini, suoni, persone.

 

D.Parliamo dello stile e dell’ideazione dei collage dedicati alla città di Cosenza, come hai scelto le foto e le Pin Up raffigurate in esse?
R.Come spesso accade le cose le inizio per scherzo, tra le tante vedute di Cosenza che ho preso in tutti questi anni, molte di queste semplicemente non mi piacevano, sono fotografie che probabilmente sarebbero finite nel dimenticatoio, avrebbero contribuito ad alimentare quel che chiamo consumo delle immagini. Invece mi capita tra le mani una di queste fotografie e penso che dovrei utilizzarla in qualche modo, per cercare di essere meno consumatore. Ho pensato alla cartolina come primo mezzo per la circolazione delle immagini e grazie ad essa si poteva avere un quadretto di un posto lontano e attraente, ecco allora la scelta delle pin-up da legare ai luoghi meno gettonati della città, una sorta di rilancio con esca. Il mare a Cosenza è stato questo pensiero che mi ha portato alla prima cartolina.

© Diego Mazzei

D.Tecnicamente come realizzi i tuoi collage?
R.Nel caso specifico di questo lavoro sulle cartoline ho semplicemente usato come base alcune delle mie fotografie e con Photoshop ho inserito il resto. Ho cercato di ricreare diversi stili di cartoline, ad un certo punto è stato anche divertente perché in qualche modo ognuna di esse doveva essere abbinata ad un’epoca. Mentre per altri tipi di collage uso semplicemente la macchina fotografica digitale, utilizzando il programma di esposizioni multiple, preferisco comporre e finire direttamente in macchina, se non altro per evidenziare che alla fine il risultato non è molto dissimile da qualcosa fatta post al computer, questo perché alla base di tutto il mio lavoro con la fotografia una cosa che è sempre presente è osservare come il digitale si innesta con il resto della nostra vita.

D.Abbiamo avuto la fortuna di ammirare la tua ultima personale al Castello di Cosenza “Sedimenti Ottici”, da dove nasce questo tuo interesse per la simbologia, la ritualità e per le immagini a forte connotato ancestrale?
R.Il caso di “Sedimenti ottici” è strettamente legato ad un amico conosciuto dapprima su Facebook, Nello Rossi, ed è proprio grazie alle sue cartoline a Ponzone (indirizzate ad Ando Gilardi) che l’interesse e la curiosità di vedere cosa c’è “dietro” alle immagini di qualsiasi tipo ha iniziato a nascere. Nello ha acceso una sorta di faro su una zona per me buia. Sono inoltre stato stimolato ed ingaggiato se così si può dire dai ragazzi di T-Squirt che mi hanno coinvolto e lanciato verso questa serie.. L’altra mia passione è l’origine dell’uomo, in tutti i sensi sia dal punto di vista fisico che da quello cognitivo. La strada che ci ha portato fino a quel che siamo adesso è segnata da alcune pietre miliari, che evidentemente per una qualche ragione hanno resistito, pur mutando l’aspetto, all’oblio del tempo . Molte sono le pratiche e ritualità abbiamo perso in questo cammino ma per una ragione che non so spiegare altre ci hanno sempre accompagnato. Il mio è un piccolo elenco di qualcosa che ci appartiene da sempre

© Diego Mazzei

D.C’è un movimento, un artista in particolare che ami o hai amato di più?
R.Non saprei, mi interesso a tutto e tutti, forse propendo per quelle cose che per me sono geniali, per i colpi di genio da qualunque parte arrivino, la lista potrebbe essere lunga.

 

D.Per il futuro hai in mente qualche nuovo progetto o stai già lavorando a qualcosa?
R.Lavoro sempre a qualcosa, anche se non so bene dove mi porterà o come si manifesterà, da qualche anno ormai sto sviluppando una serie, con lo sguardo sempre volto alla città, al suo paesaggio e all’effetto che esso produce o potrebbe produrre tramite la ripresa fotografica. In tutto ciò al risultato di questi esperimenti chiamiamoli così, ho dato un nome “digitalie”, ossia uno dei possibili risultati di una macchina fotografica digitale, usata non nel modo canonico, usata cioè come compositore anziché come registratore.

 

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