Mondiali di Russia 2018, tifosi uranisti non tenetevi per mano.

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Il 14 giugno la Russia andrà nel pallone grazie ai mondiali di calcio, speriamo non ci vada per la presenza di migliaia e migliaia di tifoserie provenienti da tutte le parti del mondo. Lo sport che unisce, lo sport che rischia di dividere. Il motivo? I dirigenti Fifa hanno lanciato l’allarme su possibili manifestazioni di intolleranza nei confronti dei tifosi di calcio gay che si recheranno in Russia. La minaccia è arrivata direttamente da un esponente del tifo organizzato russo, non proprio una tifoseria delle più tranquille. Il galantuomo in questione è Alexander Shprygin, il quale invita “coloro i quali dovessero venire con l’amichetto in Russia, di evitare di tenersi per mano e ovviamente baciarsi in Piazza Rossa”.

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Alexander Shprygin, leader degli ultras nazionalisti russi.

L’omosessualità è stata depenalizzata in Russia nel 1993, ma il sentimento di molti è ancora avverso alla comunità LGBTQI, come dimostra una legge introdotta nel 2013 che vieta la diffusione ai minori di “propaganda” che legittima l’omosessualità. La rete FARE (Footbail Against Racism in Europe) ha fatto sapere che produrrà una guida per spiegare la situazione non chiarendo però se sarà possibile per i tifosi esporre le bandiere arcobaleno all’interno degli stadi.
Nel frattempo una buona notizia viene dal Pride House International che ha confermato la presenza di una sede in una località segreta a San Pietroburgo. A organizzare la struttura l’associazione russa LGBT SportSociety. Le Pride Houses sono state create per la prima volta nel 2010, nel corso delle Olimpiadi invernali di Vancouver. Sono luoghi di pura accoglienza per atleti, allenatori e ospiti illustri LGBT. Dal 2010 a oggi non sono mai mancate se non nel 2014, non a caso proprio in Russia, nel corso dei Giochi olimpici invernale di Sochi. Questa sarà la prima Pride House ad abbracciare un evento calcistico internazionale.

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Omosessualità in Russia
A partire dal 1993, dopo la dissoluzione dell’Unione sovietica e la depenalizzazione dell’omosessualità, non vi è nessuna legge contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale o anche sulla sola espressione dell’identità di genere; non ci sono norme a tutela per le coppie dello stesso sesso. Nel 1997 è stato concesso alle persone transessuali di cambiare legalmente il loro genere e due anni dopo la Federazione russa ha escluso l’omosessualità dalle malattie mentali.
I matrimoni omosessuali non sono ammessi in Russia così come è negata la possibilità di adottare bambini. Le adozioni per i single sono invece possibili indipendentemente dal loro orientamento sessuale mentre i bambini con cittadinanza russa possono essere adottati da un single omosessuale che vive in un paese straniero, ma a condizione che questo paese non riconosca i matrimoni tra persone dello stesso sesso.
Dal 2006 sono dieci le regioni che hanno emanato un divieto di “propaganda di omosessualità” tra i minori con sanzioni amministrative e/o penali per chi infrange questa legge. Alcuni di queste regioni vietano anche la cosiddetta “propaganda di bisessualismo e transgenderismo” per i minori.
Nel giugno 2012, Mosca ha accolto una nuova legge che vieta il gay pride in città per i prossimi cento anni. L’anno successivo il parlamento nazionale ha approvato all’unanimità una legge che proibisce la distribuzione di materiale propagandistico a sfondo omosessuale, rivolto ai minori di 18 anni, in tutto il paese. Ai sensi della legge, è un atto criminale tenere un gay pride, parlare in difesa dei diritti degli omosessuali, distribuire materiale che promuova le istanze delle persone omosessuali o propagandare l’idea che le relazioni tra persone dello stesso sesso siano uguali a quelle etero. La Russia per queste iniziative ha ricevuto le critiche dalla comunità internazionale e da diverse organizzazioni internazionali dei diritti umani. La promulgazione di questa legge ha portato all’incarcerazione di diversi attivisti gay ed a un incremento dei crimini d’odio motivati dall’omofobia. Ricordiamo tutti quando nel settembre del 2013 il “Kiss Day” tra persone dello stesso sesso si è svolto contemporaneamente in 50 città del mondo per protestare contro le leggi anti-gay vigenti in Russia.
Recenti sondaggi hanno indicanti che la maggioranza della popolazione, cioè l’83% delle persone , si oppone a qualsiasi riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, considerano gli omosessuali riprovevoli e sostenendo le leggi li colpiscono.

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Che aria si respira quindi realmente in Russia su queste tematiche?
Abbiamo deciso di porre alcune domande a una ragazza gay che vive in Russia per capire un po’ meglio quale sia la situazione della Russia oggi per la comunità LGBTQI.

 

Domanda.Grazie per averci dato la possibilità di porti alcune domande. La prima domanda riguarda l’effettiva percezione di questo risentimento popolare verso la comunità LGBTQI. È così forte oppure si esagera nella preoccupazione?
Risposta.La situazione in Russia riguardo l’omosessualità è abbastanza estrema e lontana da come la si vive in Europa, tutto vero. Ci tengo a precisare che vi parlo principalmente di Mosca e, per quel poco che ho potuto vedere e vivere, di San Pietroburgo: non puoi camminare per strada mano nella mano senza avere gli occhi addosso delle persone. Per le donne diciamo che è ancora passabile anche perché rimane il dubbio se siano lesbiche o solo amiche. E comunque se lo fai, sai già benissimo che se non ti diranno qualche insulto, ci sarà il solito imbecille che proverà ad attaccare bottone. Se la coppia è di due ragazzi, apriti cielo… insulti e sguardi di odio saranno inevitabili. Ho chiesto ad amici gay russi cosa ne pensino, secondo loro la situazione per le persone LGBTQI che vengono da altri Paesi sarà identica a quella che subisce chi vive qui tutti i giorni, mondiali o non mondiali…

 

D.Lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersessuali. C’è una gerarchia di intolleranza percepita oppure tutto ciò che non è eterosessuale viene visto non di buon occhio?
R.Chi è più odiato e chi meno? Beh, lo dicevo prima, le donne, sicuramente meno ma se devo dire la verità, se il gay è qualcuno della televisione, mondo della notte, moda o ha semplicemente tanti soldi, allora non è più un grande problema che tu sia omosessuale. La bisessualità viene considerata abbastanza normale in una donna. Il discorso trans è un mondo a parte, penso sia molto coraggioso chi intraprende questo percorso in Russia, sono pochi, discriminati dalla mattina alla sera, spesso legati solo al mondo della notte e ovviamente alla prostituzione che risulta anche pericolosa perché ho sentito che spesso vengono contattati solo per essere picchiati.

 

D.Hai mai assistito a qualche episodio sgradevole che ti è rimasto particolarmente impresso?
R.Beh, Mosca è molto controllata come città, ma ovviamente davanti ai locali gay spesso trovi il tassista abusivo che non sa dove è finito che inizia a guardare male o insultare. Dentro i locali c’è molto controllo sulla clientela, è non ho visto molti casi di omofobia, erano più risse tra coppie al massimo. La cosa che mi ha sconvolta risale a quando hanno fatto le leggi anti propaganda e hanno chiuso molti locali e serate per questa cosa e due anni fa in un locale “friendly” ho assistito a una vera e propria retata della polizia con armi e tenuta antisommossa, qualcosa di inquietante: hanno annullato la serata, spento la musica, iniziato a fare controlli anti droga. Poi sinceramente non si sa se la cosa era perché il locale è friendly o perché girasse la droga, forse l’insieme delle due cose. Ora comunque nelle grandi città le persone LGBTQI si creano i loro giri, i loro locali e le loro amicizie, e in un qualche modo si vive. Ma non lo dici al collega, al familiare, all’amico di scuola. Detto sinceramente, due, tre anni fa, quando mi sono trasferita qui, non pensavo che ci fossero così tante persone omosessuali… ci sono ci sono. Ma sono concentrate tra Mosca, San Pietroburgo e nelle altre grandi città, e qui anche le persone etero stanno cambiando atteggiamento. Ma la differenza tra queste poche città e il resto della Russia è estrema, non dimentichiamolo. In alcuni posti i casi di razzismo sono ancora molto frequenti e le persone non sono in grado di accettare una persona dal colore di pelle diverso, figuriamoci gay.

 

D.Frequenti o hai avuto modo di conoscere persone legate a luoghi, circoli o associazioni in Russia che rivendicano i diritti LGBTQI? Se sì, qual è la tua esperienza?
R.Sono pochissime e rare. Io non ho ancora avuto modo di conoscere qualcuno legato a organizzazioni vere e proprie. Conosco giornalisti, persone che hanno blog o che sono attivisti politici anti Putin che ogni tanto toccano questi argomenti, ma anche loro tengono il loro orientamento sessuale abbastanza riservato alle persone “giuste”.

 

Omosessualità nel calcio
Il problema dell’omosessualità nel calcio non è solo nei tifosi o in un popolo in particolare. Riferendoci solo al calcio il problema è più che mai attuale nonostante ci siano stati i primi casi di coming out negli ultimi anni. Solo di qualche giorno fa le dichiarazioni di Nainggolan, giocatore della Roma, che ha sottolineato come nel calcio ci siano giocatori gay ma che non faranno mai coming out sia per vergogna che per la certezza di non essere accettati nel mondo pallonaro. È giusto, doveroso, ricordare tra tutti il primo calciatore dichiarò pubblicamente la sua omosessualità. Parliamo di Justin Fashanu, nato in Inghilterra da genitori nigeriani e fratello di John, reso celebre dalla Gialappa’s Band in Mai Dire Gol. Il suo coming out avvenne nel 1990 dopo aver subito per un decennio pettegolezzi sulle sue frequentazioni notturne di bar e locali per omosessuali che stroncarono la sua ascesa nel calcio inglese. Justin fu ripudiato dal fratello, la comunità nera gli voltò le spalle condannandolo aspramente. Iniziò a soffrire di depressione ma si risollevò, decidendo di trasferirsi in America dove lo attendeva un lavoro come allenatore. Ma la tranquillità durò poco. Qui venne accusato falsamente da un giocatore di stupro. Siamo nel 1998, Faschanu non resse a ignobili accuse e due settimane dopo si suicidò, impiccandosi in un garage di Shoredith, Londra. La storia di Justin non ha sicuramente aiutato, anzi, ha messo in luce tutta l’omofobia di questo mondo. Le battute contro i gay durante gli allenamenti, negli spogliatoi o in panchina, come fece notare Thomas Hitzlsperger, quando si ritirò dai campi di calcio e fece coming out. Ricordiamo anche le dichiarazioni di altri due giocatori che fecero coming out, ovvero Robby Rodgers, ex Leeds United, “Non credo che tutti i tifosi siano omofobi, così come gli allenatori e gli altri calciatori. Allo stesso tempo, però, credo che se avessi reso nota la mia omosessualità già da qualche anno, sarei stato visto diversamente e la cosa non mi sarebbe piaciuta affatto. Spesso ho dovuto sopportare frasi di allenatori che urlavano ‘non passare la palla come un frocio’. Esternazioni a cui volevo rispondere con un bel ‘vaffa…’. Cosa c’entra se sei gay o no nel modo in cui passi la palla? A me queste spiritosaggini non hanno mai fatto ridere” e Anton Hysen “Non ci ho guadagnato nulla, i calciatori non amano i fr..i e i fr..i non amano i calciatori”. In Italia nessuno hai mai varcato il confine che supera la discrezione verso la propria sessualità e quello che può rivelarsi un grido contro l’omofobia nel calcio. In generale la situazione è sicuramente migliore di tanti anni fa, ma nel calcio i passi fatti sono davvero pochi, basti ricordare i rigurgiti omofobi degli ultimi anni, dalle polemiche Sarri – Mancini, alla querelle Cassano – Cecchi Paone, e alle non proprio rasserenanti parole di Rivera o di Tavecchio. Nel mondo però qualcosa si muove, forse troppo lentamente, ma è già un inizio. In Inghilterra molte società hanno affrontato il problema aderendo per esempio al mese della lotta all’omofobia, che ricade nel mese di febbraio. Inoltre ci sono molti fan club LGBT delle principali squadre della premier. In Germania l’omofobia non è invece tollerata in nessuno stadio. E per ultimo ricordiamo che nell’edizione 2018 del noto gioco “Football Manager” i calciatori gay potranno vivere liberamente la propria sessualità. Questo riguarderà ovviamente i calciatori inventati dal gioco e non quelli reali, ma è un passo che nelle intenzioni di Miles Jacobson potrà mostrare i lati positivi di fare coming out nel calcio. Un scelta che ha diviso i video giocatori tra contrari e favorevoli.

Justin Fashanu

Per saperne qualcosa di più abbiamo contattato il Gay Center (grazie per le risposte e per la disponibilità Pietro Turano e Fabrizio Marrazzo, GAY CENTER STAFF ) a cui abbiamo chiesto alcune curiosità riguardo all’omosessualità nello sport.

 

D.Ritienete che il cacio sia lo sport “più omofobo” oppure essendo  il più praticato semplicemente se ne parla di più?
R.L’omofobia, come le varie forme di sessismo in genere e tutta una serie di dinamiche culturali strettamente legate al maschilismo e al machismo, trovano facilmente terreno fertile nel mondo dello sport e dell’agonismo. Sicuramente il calcio maschile è un ambiente particolarmente omofobo e machista, e il fatto che sia il più praticato e il più popolare funge da amplificatore del fenomeno. Purtroppo questo non basta a scagionare il mondo dello sport e dell’agonismo in generale, dove lo stigma legato all’orientamento sessuale e all’identità di genere è sempre fortissimo, e anche se più silenzioso, ugualmente pesante. E’ così nel calcio femminile, nella pallavolo, nel basket. Anche in ambienti dove non penseremmo, come per esempio la danza, un coming out non immediato è sinonimo di discriminazione.

 

D.Vi è capitato di assistere ad episodi omofobi nel mondo dello sport o avete contezza di episodi avvenuti negli ultimi anni?
R.E’ molto difficile quantificare il fenomeno poiché anche gli episodi più eclatanti restano il più delle volte sommersi e sconosciuti, mentre i pochi che vengono denunciati normalmente non vengono resi pubblici. Solo negli ultimi mesi abbiamo ricevuto diverse segnalazioni al numero verde Gay Help Line 800.713.713 rispetto ad episodi di omofobia avvenuti negli spogliatoi e verso arbitri LGBTI, e alcune altre da diverse scuole di nuoto. Ma oltre agli episodi più gravi e ai veri e propri attacchi omofobi, quello che ci deve preoccupare è l’aria generale che si respira nel mondo dei team sportivi, dove a ferire come vere e proprie torture sono i micro attacchi, le battutine, il bullismo di gruppo e tutti quegli atteggiamenti che reiterati e sistematizzati nel tempo creano un ambiente esclusivo e repressivo.
 

 

D.Quale credi sia la strada da perseguire affinchè lo sport sia libero da concetti assurdi quali razzismo e omofobia ?
R.Purtroppo non è possibile capovolgere improvvisamente un sistema enorme e complesso come quello sportivo basato, purtroppo, anche su questo tipo di dinamiche. Quello che può essere inserito a sistema però è la promozione di best practices a partire dai vertici federali e che a cascata influenzino tutta la comunità sportiva, veicolando prima di tutto i concetti più banali che dovrebbero essere all’origine del significato di “sport”, a partire da quello secondo cui l’avversario non è un nemico, ma un compagno. Nel Regno Unito ad esempio questo avviene da molti anni, attraverso una rete di progetti che agiscono su tutti i livelli, rivolgendosi a sportivi, tifosi, studenti e famiglie.

 

D.Qual è il vostro pensiero sui prossimi mondiali in Russia e sull’invito rivolto ai gay di non tenersi la mano e non baciarsi ?
R.La semplice verità è che non dovrebbe essere permesso a priori di organizzare iniziative sportive, soprattutto di questa portata, in paesi dove i diritti inviolabili dell’uomo vengono minati. Per questa ragione non è accettabile che vengano ammessi alle candidature paesi come la Russia o il Qatar (ospite dell’edizione 2022), dove l’omosessualità è un reato perseguibile penalmente.
Contatti: arcigay.it, gayhelpline.it.

 

Crediamo che la Russia possa vincere questa partita contro l’omofobia. Anche in Russia c’è chi dice no a a idee basate su ignoranza e sopraffazione e il mondiale è un rigore a suo vantaggio per dimostrarlo al mondo. Noi ci crediamo, e sarebbe una vittoria che varrebbe molto, molto di più di un mondiale vinto.

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