L’apparecchio di Laura anni dopo – Andrea Coffami

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L’apparecchio di Laura anni dopo
di Andrea Coffami

 

Quando conobbi Laura lei aveva dodici anni e io tredici. Aveva i denti avvolti da un apparecchio così bello e lucente che mi venne la voglia irrefrenabile di leccarlo per sentire il sapore della ferraglia squadrata e liscia sulla mia lingua.
“Senti scusa ti posso leccare l’apparecchio?”
Lei smise di giocare con il suo Dolce Forno e iniziò a piangere senza motivo, forse per la vergogna. Io mi spaventai così tanto che mi venne automatico abbracciarla per consolarla e farle capire che non aveva niente di sbagliato. Fu proprio in quell’abbraccio che per la prima volta ebbi l’impulso di un’emozione della pelle che non si dovesse fermare semplicemente a un bacio. Il mio pene mi stava mandando dei segnali, tanto che dovetti distaccarmi da Laura per non far sentire la mia erezione. Sarei potuto venire in pochi minuti se fossi rimasto ancora abbracciato a lei.
“Scusa” – mi disse – “aspettavo questo momento dalla prima volta che ti ho visto”.
Probabilmente non resse l’emozione e con le lacrime agli occhi mi mostrò la sua dentatura di ferro con un sorriso innaturale, avanzò la testa verso di me e chiuse gli occhi strizzandoli forte come quando attendeva lo scoppio della miccetta che ci divertivamo ad accendere e gettare nel tombino davanti casa. Ora la sua bocca era tutta mia.
Cacciai la lingua e la passai sopra quel metallo intriso di saliva che ricordo a perfetta temperatura ambiente. Bellissimo. Non so per quale motivo ma pensai ad un dipinto che avevo in casa che raffigurava un tramonto sul mare. Continuai a pressare sull’apparecchio e fino ad ottenere l’effetto desiderato. Sentire il ferro che tentava di graffiare la mia lingua era una sensazione sublime e nuova.
Terminato il gioco Laura rise per dieci minuti, non riusciva a frenare l’effetto benefico dovuto alla nuova emozione provata. Mi disse qualcosa come: “Le nostre salive si sono mischiate ed ora ho un sapore tutto strano in bocca”. Più o meno era quello che provai anche io.
“Io sento anche uno strano odore di muffa, ma non è fastidioso, sa di antico, mi ricorda la cantina della nonna di Luigi” (un mio compagno di classe che Laura non conosceva affatto).
Da quel giorno io e Laura diventammo qualcosa di più che semplici amici, anche se nessuno dei due lo disse mai. Ora lei cucinava le scaloppine del Dolce Forno per me e non più per le sue bambole di plastica.

Un mese dopo quel primo bacio sperimentale, ripetemmo il gioco innocente ma stavolta ad una condizione: i suoi denti avrebbero dovuto strisciare sulla mia cappella. Laura ne era felice o almeno non ne pareva contrariata. Abbassai i pantaloni e le mutande e infilai la punta del mio pisello all’interno della sua bocca. Non era una sensazione delicata e umida per via dell’apparecchio che strusciava sulla cappella e per qualche minuto fu bellissimo come il mese precedente, fino a quando qualcosa andò storto: la porta della stanza di Laura si spalancò e la figura minacciosa della madre fece il suo ingresso. La signora Tina, donna quarantenne insegnante di matematica al liceo della mia città, non ritenne divertente quel gioco innocente e mi vietò di vedere Laura per tutta l’estate.

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© Liz Castelletti

Passai i mesi successivi a tastare con il polpastrello del dito indice il piccolo graffio che lasciò l’apparecchio di Laura sulla punta del mio pisello; ne saggiavo il sapore, il gusto bollente e mi faceva impazzire quella piccola fitta rossa che cercavo di mantenere in vita.

L’estate terminò, trascorsero i mesi e pochi anni. Notizie sempre più sporadiche mi arrivavano per bocca dei miei genitori che pur di non contraddire la signora Tina mi dissero che Laura si era trasferita con tutta la famiglia in un’altra città. Io sapevo che non era vero perché un giorno vidi Laura a passeggio davanti la scuola mentre ritornavo a casa, era in compagnia di una sua amica che non avevo mai visto prima. Purtroppo ero in auto con mio padre e non potei neanche salutarla ma un particolare mi colpì nel viso sempre bello di Laura: non aveva più il suo splendido apparecchio. Il sorriso che intravidi in quei pochi secondi, in attesa che il rosso al semaforo si tramutasse in verde, mise in risalto dei denti bianchissimi e perfetti, una dentatura e una bocca che sarebbe stato bellissimo poter accarezzare con la lingua e con il mio cazzo.

Pompini dolci… che di graffi ne aveva già abbastanza, la mia cappella.

 

Liz Castelletti
Liz Castelletti nata in bulgaria nel dicembre del 1991. Studia scultura all’accademia di Belle arti a Macerata e vive qualche volta raramente.

Contatti
Facebook: @liz.castelletti

 

Andrea Coffami
Andrea Coffami e Angelo Zabaglio
In campo letterario ha pubblicato “L’interpretazione dei sogni di Freud Astaire” (Gorilla Sapiens Edizioni), le raccolte poetiche “Ne prendo atto” (Bel-Ami Edizioni, 2013); “Serio faceto” (Edizioni Ensemble, 2012); il saggio umoristico “Sovvertire il cinema” (18:30 edizioni, 2010); la raccolta di racconti “Lavorare stronca” (NPE, 2008) e la raccolta di poesie “Non tutti i dubbi sono di plastica” (Arcipelago Edizioni, 2007). Di prossima pubblicazione la raccolta poetica “Meno male che non siamo nati lui”.
Cura il blog blogatuasorella.blogspot.it e la pagina Fb “Stiamo affreschi”.
Autore con Carlo Piscicelli della webserie “Oral Sex – Coming Soon”
Autore di foto erotiche con lo pseudonimo Andy Flipegg

Contatti
Sito web serie Oral Sex: dailymotion.com/Oral-Sex-webseries
Sito Andy Flyppeg: andreacoffami.wixsite.com/andyflipegg
Sito: angelozabaglio.org
Facebook: @blogatuasorella
Instagram: @blogatuasorella

 

La rubrica senza filtri è a cura di T-Squirt con la necessaria e preziosa collaborazione di Elena Giorgiana Mirabelli ,redattrice e responsabile progetti di Arcadia book&service.

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