Arte sulla pelle, i tatuaggi surrealisti della Bigotta – Intervista ad Anna Neudecker

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“Mi piacciono i contrasti, mi sono sempre piaciuti e non esiste una cosa che contrasti di più con la mia personalità come il bigottismo”. Anna Neudecker “La Bigotta”

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© La Bigotta

Lei si chiama Anna Neudecker, e noi dobbiamo ringraziare sia suo marito che la sua migliora amica che decisero di regalarle, per i suoi trentanni, una macchinetta per realizzare tatuaggi. Nulla di eccezionale se non fosse che poi Anna iniziò a diventare così brava da essere oggi una delle tatuatrici più famose e ricercate. Se il nome ancora non vi dice nulla è perchè probabilmente la conoscete come “La Bigotta”, nome d’arte che simboleggia proprio ciò che non la rappresenta. Ama i contrasti e nel momento di scegliere un nome che potesse essere più facile da ricordare rispetto al suo, scelse un termine che si discostasse completamene dalla sua personalità. Dobbiamo ringraziare anche la gamba del marito, prima supporto-cavia dove dare libero sfogo alla sua fantasia e al suo estro. I suoi primi tatuaggi li realizzò a Roma, e non furono particolarmente stimolanti. Iniziò tatuando tutto ciò che i clienti le chiedevano ma si stufò presto di essere una mera esecutrice. Fu allora che decise di scrutare dentro se stessa e tirar fuori tutte le sue passioni. Le incisioni vittoriane e il mondo del surrealismo unite alla sua tecnica crearono un effetto molto bello e personale. Il suo trasferimento a Milano, il confrontarsi con una città giovane e dinamica ha fatto il resto. Qui ha rispolverato la sua passione per la moda e ha iniziato a collaborare con brand famosi come Jil Sander. Ma quel che rende davvero unica La Bigotta è la sua semplicità, la semplicità delle grandi artiste e delle grandi donne. Abbiamo intervistato “La Bigotta” per scoprire qualcosa in più su di lei e sul mondo, ne è nata una piacevolissima chiacchierata che ci ha confermato la simpatia, la tenacia e la dolcezza di Anna. Tutto molto bello, come d’altronde è il mondo che la circonda e il futuro che vuole per se.

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Anna Neudecker in arte La Bigotta, fotografata da © Giuseppe Mancuso

Domanda. Anna grazie per il tempo che ci hai concesso e ringrazia da parte nostra tuo marito Antonio e la tua migliore amica. Si perché sappiamo che è merito loro se hai iniziato a impreziosire la pelle delle persone. A 30 anni proprio loro infatti ti regalarono la tua prima macchinetta per tatuaggi. Che non hai usato subito però, ci vollero sei mesi prima di prenderla in mano e tatuare la tua prima cavia, tuo marito appunto. Tutto corretto? In questo lasso di tempo cosa hai pensato e cosa ti ha spinto a iniziare questo che poi diventerà il tuo lavoro?
Risposta.Tutto corretto. Antonio, mi regalò, insieme alla mia migliore amica, per i miei trentanni la macchinetta per tatuare. Io rimasi anche un po’ male, mi sarei aspettata un gioiello, una borsa, e invece mi è arrivata questa macchinetta. Non avendo amici tatuatori e non frequentando quell’ambiente non avevo idea nemmeno di come farla funzionare. Inizio così a dare un’occhiata sui libri, sul web, iniziando a incuriosirmi finché ho trovato un tutorial in cui era spiegato tutto, passo dopo passo, partendo da come infilare l’ago nel grip. Mi lanciai così, una domenica pomeriggio, “marchiando” Antonio sulla gamba con il disegno di Samuele, che in quel momento aveva cinque anni. Non sapevo come potesse venire il mio primo tatuaggio perciò, furbetta che sono, mi son detta: “ Va beh, anche se è un pochettino “stortignaccolo” è un disegno di un bambino, perciò è carino comunque”. Così è nato il mio primo tatuaggio.

 

D.Da Roma a Milano il cambio per te è stato drastico. Contenta di questa scelta? Cosa Milano ti ha offerto di più e cosa invece ti manca di Roma?
R.Ormai sono passati tre anni da quando mi sono trasferita da Roma a Milano. Roma è la mia città, non ci sono nata ma ci ho vissuto da quando avevo un anno, mentre invece è la città in cui è nato mio figlio Samuele. Sarò sempre legata a Roma, semplicemente era diventato un pò faticoso viverci. Troppo dispersiva, troppo grande, troppa caotica. Avevamo bisogno e voglia tutti e tre di cambiare. Il trasferimento è stata una delle cose migliori che abbiamo fatto nella vita. Milano ci ha offerto tutte le possibilità di cui avevamo bisogno sia per il lavoro di mio marito, produttore musicale, sia per il mio. E’ sicuramente meno bella di Roma, ma è molto stimolante. E’ una città giovane, creatività, c’è un bel fermento e questo, per lavori come i nostri, è importantissimo. Di Roma in realtà quello che mi manca, oltre le sue bellezze, è la vicinanza al mare. Questa è una cosa per cui soffro un pochettino qui a Milano.

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© La Bigotta

D.Hai fatto il boom come tatuatrice, ma in realtà ammirando i tuoi lavori è chiaro che sei prima di tutto un artista. Il mondo dell’illustrazione ha sempre fatto parte di te?
R.Si, ho fatto questo boom come tatuatrice in pochi anni e non so neanche io in realtà come ho fatto. Non so se sono davvero così brava o se è stata una felice casualità. Credo che il mondo del tatuaggio era un pò stufo di un certo tipo di tatuaggi, per ciò stava andando sempre più nella direzione dell’illustrazione. Per questi motivi ho avuto anche molto fortuna nel ritrovarmi nel posto giusto nel momento giusto. In realtà l’illustrazione non ha mai fatto parte di me, come spesso racconto ai miei clienti o a chi mi chiede, non sono mai stata una di quelle che ha sempre disegnato, assolutamente no. Non sono nemmeno un’esperta sui nomi degli illustratori. A me piace il bello, mi è sempre piaciuto e non è importante che sia nato nel 1500 o nel 2017, è uguale, come non è nemmeno importante se va di moda o meno.

 

D.Il tuo stile è riconoscibile appena gli occhi si posano sulle linee e sui puntini che danno vita al mondo surrealista, malinconico e dark dei tuoi disegni. Come è nato lo stile della Bigotta?
R.E’ una domanda che mi fanno spesso. Il mio stile è nato ascoltandomi, sentendomi dentro. Quando ho iniziato a tatuare realizzavo di tutto, qualsiasi cosa mi chiedevano. Colorato, non colorato, fumetto, old school, infiniti, scritte piccole. Avendo già trentuno anni non potevo presentarmi in questo mondo solo come esecutrice. Mi sono scrutata dentro ed è uscito fuori quello che mi piace: Il surrealismo come movimento d’arte mi ha sempre affascinato così come le incisione dell’arte Vittoriana. Diciamo la cosa che più inorgoglisce è che un mio tatuaggio è subito riconoscibile. Ed è la cosa più importante e che consiglio a tutti i neo-tatuatori. Puntare non tanto sulla perfezione della tecnica, quella poi viene da sola, ma trovare uno stile e inseguire quello.

 

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© La Bigotta

D.A proposito di “La Bigotta”, tu sei tutto tranne che bigotta, come mai hai scelto questo nome?
R.Esatto, io non sono assolutamente una bigotta e proprio per questo scelsi questo nome. Mi piacciono i contrasti, mi sono sempre piaciuti e non esiste una cosa che contrasti di più con la mia personalità come il bigottismo. Ho scelto di avere un nome d’arte anche perché il mio cognome è tedesco e difficilmente le persone se lo sarebbero ricordato. Sarebbe stato complicato anche ritrovarmi poi sui vari social. Perciò ho scelto un nome di impatto, che potesse rimanere impresso. Penso di esserci riuscita.

 

D.Nel mondo dei tatuaggi ormai sei famosa e apprezzata, così come sei seguitissima sui social. Qual è il segreto, oltre l’evidente bravura, del tuo successo? Ti aspettavi tutti questi consensi?
R.Sono molto seguita sui social e sono molto fiera di questo, è tutto molto vero, reale. Ho iniziato scegliendo, soprattutto inizialmente, di creare un profilo senza usare la mia immagine ma puntando soprattutto sulla mia arte, i miei disegni. Volevo che le persone che mi seguissero per questo, non per i capelli biondi, gli occhi azzurri o le scarpe fighe che porto. Il mio essere un pochettino influencer è nato in un secondo momento, soprattutto con il mio trasferimento a Milano, dove la moda si lega con tutto, anche con il mondo dell’arte. Io sono una grande appassionata di moda e ho iniziato, ogni tanto, a inserire anche la mia vita privata sui social. Non in maniera fighetta ma con uno spirito familiare, mostrando alle mie persone com’è la mia vita al di fuori dello studio di tatuaggi. Spesso posto foto del mio cane, di mio marito, di mio figlio. Credo che questa sia la forza, far vedere la mia semplicità. Il mio scopo non è mai stato avere un grosso seguito, tanti follower, non ho mai puntato a questo, è tutto venuto da solo, e credo che propria la semplicità sia una delle cose principali.

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© La Bigotta

D.Hai collaborato con Jil Sander nella realizzazione di una borsa con un tuo disegno. Un ritorno nel mondo della moda insomma. Ti piacerebbe ritornare a creare e realizzare per la moda?
R.Come ho detto nella risposta precedente, a Milano la moda è molto presente. Tanti marchi di moda per arrivare a un target più giovane, più rock diciamo, cercano collaborazioni con la street artist, del tattoo artist. Jil Sander è stata sicuramente una delle collaborazioni più stimolanti anche perché un marchio tedesco molto famoso, che mi rispecchia molto. Oltretutto la borsa è stata venduta all’asta a New York per beneficenza, per cui un grande orgoglio per me. La moda mi manca, qualcuno lo sa qualcuno no, prima ero una stilista, una sarta stilista artigiana se così si può dire. Mi ha sempre appassionata ma non sono una vittima delle moda anzi mi diverte, è un gioco per me. Ogni tanto a casa ancora cucio qualche vestito, qualche borsa. Adesso sto facendo una collaborazione con la Wolford, che è un marchio di intimo storico, e ce ne saranno tante altre.

 

D.Sappiamo che hai un bimbo piccolo, che un giorno crescerà e forse vorrà farsi un tatuggio. Ecco, vorresti essere tu a tatuarlo?
R.Ho un bambino piccolino ma ormai nemmeno così tanto , ha dieci anni. Inizialmente lui non era molto interessato ai tatuaggi, ora pian piano la cosa sta cambiando, soprattutto nell’ultimo anno che viene più spesso in studio da me, lo vedo più coinvolto. Se si vorrà fare un tatuaggio ovviamente non avrei nulla in contrario, credo neanche il padre. Starà a lui, vedremo. Chiaro che mi piacerebbe tatuarlo. Sarebbe una sensazione strana. Tatuai già mia madre e già quella è stata una situazione un pochettino buffa. Io non so più che altro se lui vorrà farsi tatuare da me. Forse andrà da tutti gli altri tatuatori ma non dalla mamma.

 

D.Non è mai una cosa semplice parlare dei colleghi o delle colleghe, ma ci piacerebbe che ci suggerissi tre tatuatori/tatuatrici che ti piacciono particolarmente e che ci consiglieresti di seguire.
R.Non è facile parlare dei colleghi. Guarda in realtà negli ultimi anni ci sono degli artisti incredibili. Simili a me, non per lo stile ma per l’approccio al mondo dei tatuaggi. Parliamo di artisti non di tatuatori. Sono illustratori che fanno tatuaggi come collaborazioni. C’è sicuramente una mia collega tedesca che si chiama Suflanda , che mi piace sempre tanto. C’è Mirco Sata che a me piace tantissimo, milanese, lo conoscete sicuramente tramite i suoi serpenti e sono i più belli che potete trovare nel web per quel che riguarda i tatuaggi. Sono una grande fans del Bang Bagn Studio di New York, molto molto famoso, studio che coinvolge una serie di artisti favolosi. Anche la scena dell’est europa è sempre più importante, nascono dei tatuatori il cui stile mi fa impazzire. Parliamo di Polonia, Bulgaria, per non parlare della Russia, un paese che coltiva tatutori bravissimi. Come Sasha Tattoing che ha creato un impero con le sue peonie, ed è molto molto brava.

 

D.Anna, grazie mille ancora per la tua disponibilità, ci salutiamo con un ultima domanda sul tuo futuro. Sogni, progetti?
R.Ho dei grandi progetti per il futuro. Molto probabilmente mi prenderò quattro mesi di pausa. Ho bisogno di energie nuove per poter garantire a chi si vorrà tatuare da me di esserci al cento per cento. A settembre mi prenderà una piccola pausa e in questo periodo voglio creare la mia piccola casa ovvero “L’appartamento della Bigotta”, che sarà uno studio privato a Milano, quindi non un negozio su strada. Vorrei creare proprio un polo d’arte, un salotto d’arte che si rivolge non solo al mondo dei tatuaggi e delle illustrazioni ma anche un luogo dove allestire mostre, piccole presentazioni. Un posto piacevole dove bere un tè, una birra, dove tutti trovano il loro spazio. Questo è il mio progetto, il mio sogno, e spero che nella prossima intervista potrò raccontarvi di essere riuscita a realizzarlo e di essere molto felice.

 

Contatti
Instagram: @labigotta
Facebook: @labigottatattoo

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