Just Another Gender Theory – Intervista all’autore del libro, Filippo Romanelli

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“….rivendicare il diritto ad autodeterminare i propri corpi e i propri desideri, a situarsi in qualsiasi punto intermedio fra i poli contrapposti uomo/donna, il rifiuto di ogni stereotipo di genere inteso come nemico della composita e multiforme natura dell’identità umana, il non identificarsi nell’etero-normalità tipica della nostra società”. Filippo Romanelli

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La copertina del libro “Just Another Gender Theory ” di Filippo Romanelli edito da Crowdbooks Publishing

Larice, biancospino, iperico, cotogno, corbezzolo. La lobby delle piante monoiche minano la stabilità delle piante dioiche! I movimenti cattolici No-Gender sono pronti a una potatura di massa, incluso pubblico falò al grido di: “Viva le piante tradizionali!”
Se la natura è un esempio di varietà, l’uomo (che nella natura dovrebbe ritrovare il suo io), a sua volta, cerca di limitarla, con teorie bizzarre e disconoscenza voluta. Spesso non per ignoranza, ma proprio per cattiva fede. Fede che in, realtà, crede di avere per diritto diffuso, per battesimo e tradizione, diciamo, non per studi religiosi o “viaggi” spirituali.
Comunemente si è portati a pensare alla sessualità come una realtà duale, uomo o donna. Come se nel mondo esistessero solo il bianco e nero e non tutta una scala di colori, sfumature, tonalità. Ci sono persone che non si sentono complete con il sesso a loro attribuito alla nascita o che non si identificano nell’eteronormalità tipica della nostra società, che rifiutano le rigide categorizzazioni e gli stereotipi di genere poiché questi non possono descrivere adeguatamente la multiforme natura della psicologia e dell’identità umana.
Tutti questi aspetti sono stati descritti nel libro di Filippo Romanelli, Just Another Gender Theory . Filippo , fotografo classe 1977 nato nel Cilento, lavora sul proprio immaginario rispetto al tema del genere, simboli radicati, ricordi, sogni, riferimenti culturali e religiosi.
Just Another Gender Theory nasce per sviluppare un discorso sul gender, una riflessione sul modo in cui sono stati e vengono costruiti i concetti di maschilità e femminilità e i rapporti di potere fondati sul genere. Un libro più che mai attuale, in un periodo dove è ancora necessario rivendicare i propri diritti ma anche quelli degli gli altri. Anzi, di tutti e tutte. Abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con l’autore del libro, per quella che è stata una piacevole, per quanto costruttiva, per noi, conversazione. Vi lasciamo alle sue parole e alle sue foto, invitandovi ad acquistare un libro che non può mancare nella vostra libreria casalinga, tramite il fantastico sito Crowdbooks.com ( CLICCA QUI per acquistare il libro ).

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Filippo Romanelli

Domanda.Filippo noi ti ringraziamo innanzitutto per la disponibilità nel rilasciarci quest’intervista. Prima di parlare del tuo ultimo libro, siamo curiosi di sapere quando è nata in te la passione per il mondo della fotografia e cosa ti ha fatto nascere questa passione?
Risposta.Mi fa molto piacere essere ospitato con questo lavoro sulle pagine di Queef Magazine.
Non ricordo un momento particolare in cui sia scoccata dentro me la scintilla della passione fotografica. Più probabilmente l’esigenza di utilizzare questo mezzo come forma di espressione privilegiata, ma non esclusiva, si è sviluppata di pari passo con il mio percorso di crescita personale e artistica.
Mi piace pensare e utilizzare la fotografia come una via personale di accesso al mondo e alla vita. La fotografia, in maniera solo apparentemente contraddittoria, mi permette infatti di organizzare l’obiettività dell’immagine fotografica attraverso quello che è il mio punto di vista verso la vita.

 

D.Nella tua biografia leggiamo: “Mi piace lavorare sui simboli culturalmente definiti e in particolare sugli stereotipi. Il mio approccio fotografico cerca di lasciare un minimo di ambiguità fra realtà e finzione per alimentare il dialogo sottile che sempre esiste fra vero e falso”. Ecco, perchè questa esigenza? Qual è stato il processo individuale e creativo che ti ha portato ad avere questo approccio alla fotografia?
R.Ritengo che nessun mezzo artistico riesca meglio di quello fotografico, proprio per via della sua natura, a camminare sul filo che sempre separa (ed unisce) il vero dal falso.
È possibile, in questo senso, lavorare e giocare con la fotografia al fine di costruire immagini che aggiungano al contesto referenziale connotazione e significati culturalmente definiti.
Non svelare tutto attraverso l’immagine, lasciando un margine di ambiguità, può consentire a chi guarda di confrontarsi sul tema e riflettere, non trovando necessariamente risposte, ma piuttosto ponendosi ulteriori domande.
Vista in quest’ottica, penso che la grandezza della fotografia non stia tanto nel suo detto, ma, piuttosto, nel suo non detto.
Probabilmente, nel percorrere questa direzione sono stato influenzato anche dal lavoro, che per anni, ho svolto nell’ambito della comunicazione visiva e pubblicitaria.

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Just Another Gender Theory © Filippo Romanelli

D.Just Another Gender Theory, letteralmente “solo un’altra teoria del genere”. Iniziamo il “viaggio” nel tuo libro partendo proprio dal titolo. Come lo hai scelto?
R.Il titolo del libro preannuncia il modo in cui ho lavorato sul tema del gender e mi permette di inserirmi, prendendo una posizione, all’interno del dibattito che da qualche anno si è sviluppato intorno alla fantomatica “ideologia o teoria del gender”.
Quando ti raccontano una fandonia e tu sei consapevole che sia tale puoi controbattere in vari modi, ma sicuramente il più efficace è farlo rivolgendo quelle posizioni contro se stesse.
Come fa un lottatore di sumo o di judo che sfrutta le mosse e la forza dell’avversario per metterlo al tappeto.
In questo progetto non faccio altro che usare stereotipi, categorizzazioni e pregiudizi per decostruirli.

 

D.Il libro sottolinea come la società impone già dalla nascita una catalogazione binaria della sessualità: Uomo o donna. Eppure, proprio la società ci suggerisce che non è proprio così. Cosa ti ha spinto ad affrontare questo tema?
R.La convinzione che il genere sia qualcosa di fondante nella vita di tutti, nessuno escluso. Una dimensione che struttura e definisce la vita delle persone già a partire dagli esami clinici prenatali attraverso una classificazione che va oltre quella puramente sessuale con la pre-assegnazione di specifiche e definite aspettative di ruolo.
Per tutta la nostra vita ci viene insegnato che ci sono cose da maschio e cose da femmina.
Questa banale considerazione mi ha condotto a chiedermi se questa stagna separazione dicotomica a cui siamo educati fin dall’infanzia possa sostenere i bambini e le persone adulte che diverranno nelle proprie relazioni riuscendo a cogliere la bellezza delle differenze e delle sfumature che non possono essere inquadrate in rigorose categorie antitetiche.

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Just Another Gender Theory © Filippo Romanelli

D.Quali sono i soggetti e, se ce ne sono, gli oggetti che hai fotografato per affrontare il tema del genere?
R.La complessità del tema, unita alla necessità di dare coerenza a un discorso molto articolato e sfaccettato, mi ha portato a conoscere e fotografare diverse persone, portatrici di storie fra loro molte diverse. Il fil rouge che le lega è l’esigenza di rivendicare il diritto ad autodeterminare i propri corpi e i propri desideri, a situarsi in qualsiasi punto intermedio fra i poli contrapposti uomo/donna, il rifiuto di ogni stereotipo di genere inteso come nemico della composita e multiforme natura dell’identità umana, il non identificarsi nell’etero-normalità tipica della nostra società.
La prima storia è quella di Gabriele, persona intersessuale. Il suo vissuto lo ha portato a sentire l’esigenza di raggiungere un polo (quello maschile) avendo sempre vissuto e sperimentato quella che lui definisce la condizione magica del mezzo.
Egon è transessuale FtM. Sente che la sua identità di genere sia eccedente, debordante; Che non possa essere contenuta né solo nel maschile né solo nel femminile.
Con Enrica e Silvia, che attraverso una fivet sono divenute mamme di due gemelli, ho affrontato il tema dell’omogenitorialità.
Su quello che la figura femminile può significare in ambito performativo ho riflettutto con Alessio, ex drag queen.
La storia di Pedro, attore e performer brasiliano, evidenzia quanto la società, da lui avvertita come etero-maschilista-bianca, sia ancora poco propensa a riconoscere la compresenza delle due componenti maschile e femminile in ogni essere umano.
L’esperienza e il racconto di Marco, ragazzo omosessuale di Roma, mi ha riportato ad approfondire il tema del gioco e a riflettere su quanto i ruoli di genere siano socialmente costruiti.
Nel lavoro sono anche presenti numerosi still life di oggetti attraverso i quali sviluppo una riflessione sulle modalità attraverso cui la società costruisce il genere, su come sono stati e vengono costruiti i concetti di maschilità e femminilità.
Probabilmente, l’oggetto più particolare che è fotografato, giocando su un parallelismo con il ready-made “Fontana” di Duchamp, è un’orinatoio da donna che la ditta produttrice pubblicizza con lo slogan “Do it like a man”. Per una strana coincidenza questo motto pubblicitario in italiano diventa “FALLO come un uomo”.

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Just Another Gender Theory © Filippo Romanelli

D.Prima di iniziare a scattare avevi in mente una storyboard o hai seguito di più l’istinto?
R.Il lavoro è nato nella mia testa già pensandolo nella forma libro. Un libro, che pur rimanendo fotografico, desse molta importanza ai testi: dalle interviste ai soggetti delle storie alle parole scritte di mio pugno, alle citazioni tratte da libri, poesie e canzoni. Ciò ha comportato una grossa progettualità e pianificazione del lavoro. La parte più istintiva riguarda invece il racconto fotografico delle storie.
Con queste storie il mio immaginario sul tema del gender si è infatti confrontato fra punti di contatto e di scontro, sviluppando un discorso sul genere come realtà fluida a partire dalle esperienze, sensazioni, desideri, emozioni, fantasie, difficoltà vissute dai soggetti fotografati.

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Just Another Gender Theory © Filippo Romanelli

D.Durante gli scatti hai incontrato persone con cui poi ti sei confrontato sul tema del genere? Se si cosa ti è rimasto da questi incontri?
R.Ogni incontro è stato occasione di arricchimento non solo relativamente alla comprensione del tema che andavo sviluppando, ma anche personale.
In particolare, una dopo l’altra, una insieme all’altra, ogni storia mi ha aperto una prospettiva di bellezza e dignità che ho cercato di rendere attraverso il mio racconto fatto di immagini, voci e parole.
È per questo che mi piace pensare al progetto anche come un lavoro sulla bellezza.

 

D.Gli attivisti cattolici “no-gender” credo che non acquisteranno il tuo libro. Perchè invece dovrebbero farlo?
R.Questa è una bellissima domanda! Non lo faranno, ma dovrebbero perché magari non si aspettano che il libro si apra e si chiuda proprio con immagini dal chiaro riferimento religioso.
Partendo dalla Bibbia, passando dal Vangelo, giungendo ai giorni nostri, avendo sotto gli occhi qualcosa a loro familiare e caro, potrebbero iniziare a riflettere su quanto la Chiesa cattolica abbia influito e strutturato i rapporti e le dinamiche di potere e disuguaglianza fondati sul genere.

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Just Another Gender Theory © Filippo Romanelli

D.Filippo, ringraziandoti nuovamente per la tua disponibilità, ci salutiamo con un ultima domanda. Credi che un giorno si riuscirà a vivere ciascuno la propria sessualità senza etichette? Riguardo te invece, che progetti hai per il futuro?
R.Just Another Gender Theory si chiude con una frase della Cahun, un’artista che per tutta la sua vita ha rappresentato sè stessa senza connotazioni di genere binario, scegliendo un nome, Claude, di genere neutro.
La frase recita: “A quelli che non sono stati contenti del loro ruolo sulla Terra, Dio fa passare un tribunale d’appello:
Io fornisco il teatro, scegliete le vostre scenografie, le vostre avventure, i vostri personaggi, il vostro sesso, il vostro trucco…”.
Credo quindi alla possibilità di superare la rigida stereotipizzazione “uomo”/”donna”, ancora così forte nei tempi e nei luoghi che quotidianamente viviamo , a patto che cambino le modalità di costruire, pensare e insegnare il genere già a partire dall’infanzia.
Per il futuro prossimo mi attira l’idea di riuscire ad unire l’interesse per la fotografia con quello per la scrittura. In questo senso mi piace pensare che Just Another Gender Theory sia stato un primo timido tentativo in questa direzione.

Contatti
Sito: filipporomanelli.it
Sito Crowdbooks: crowdbooks.com
Link diretto per acquistare il libro: crowdbooks.com/projects/just-another-gender-theory

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