Rapsodia in blu – Intervista a Giulio Mosca “Il Baffo”

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“Blue moon girls from once upon a Shangri-La
How I often wonder where you are
You have got that face that just says
Baby, I was made to break your heart” 

Arctic Monkeys – Suck it and see

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© Giulio Mosca “Il Baffo”

Ed è subito BLU.
Si perchè in questo caso non sarà un fil rouge, ma bensì blue, quello che collegherà le diverse ispirazioni di Giulio, da questo pezzo degli Artic, passando da Sergio, dei Baustelle (E il cielo è blu, Lo dici tu, Nessuno è blu , Nessuno più), a, “Puoi dirlo a tutti che sono stato io a farti un occhio nero con la matita blu”, dei Tre Allegri Ragazzi Morti; le piscine cristalline di Hockney, le acque e le Onde di Hiroshige e Hokusai, le materiche spirali notturne di Van Gogh. E stelle, cosmo, e pelle blu.
Si, perchè il personaggio che Giulio ci presenta è “l’omino blu” , un alter ego che fotografa con precisione situazioni quotidiane, e a tratti una sorta di daimon che suggerisce chiavi di lettura per fatti che, per citare l’autore stesso, “visti da fuori si possono capire meglio.”

Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con questo giovanissimo e ormai noto, per i frequentatori dei social, autore.
E lo abbiamo fatto scendere un pochino da questo ottovolante, che è la sua vita lavorativa e i suoi studi, per parlare con noi proprio di questo: da dove viene, cosa fa, dove andrà. Con tutta la sua determinazione, con tutta la sua curiosità, e con tutta quella massa di sentimenti spessi, paure, speranze, aspettative, che alimentano lo scorrere della sua esperienza artistica e comunicativa.
Scendete anche voi, rallentate un attimo, e prendetevi 10 minuti scarsi, ma intensi, per conoscere, anche voi, Giulio.

Giulio Mosca “Il Baffo”

DOMANDA.Ciao giulio, ho letto che sei originario di genova, come me, raccontami di come è maturata la tua passione per il disegno, dove ha messo radici?
RISPOSTA.Sono originario di Genova, sono nato a Genova, mi sono trasferito a Torino per frequentare A Genova, frequentai l’istituto di grafica e partecipando al concorso in quinta liceo vinsi la borsa di studio che mi consentì di permettermi di studiare a Torino e trasferirmi in questa bellissima città, purtroppo estremamente costosa.

 

D.Alcuni lavori in behance ricordano molto david hockney, infatti lo menzioni, quali sono state le tue ispirazioni maggiori, per quanto riguarda l’arte contemporanea e non?
R.Io mi ispiro ad artisti contemporanei e non, uno lo hai citato giustamente anche tu, david hockney, l’artista al quale mi rivolgo per la ricerca della sintesi, che è alla base del mio lavoro di grafico. Successivamente il mio stile si è adattato al media del fumetto nel quale la sintesi non è fondamentale. Per esempio un artista il quale adesso mi sto rifacendo molto è van gogh, del quale riproduco le pennellate vertiginose, a vortice, traducendole in tratti; chiaramente la sua è una tecnica di pittura ad olio, la mia ricerca è proprio quella di tradurre le sue pennellate in linee grafiche, quelli che contraddistinguono il mio lavoro.
L’ispirazione per me è osservare e tentare di reinterpretare.
Adesso per esempio sto osservando molte stampe giapponesi e la tecnica con la quale disegnano le mani, e più in generale, come nelle stampe di hokusai (la grande onda) la capacità di rappresentare la realtà senza essere necessariamente troppo aderenti ad essa. Faccio un esempio: rappresentare un’onda che ricade con i suoi flutti uncinati sulle barche come se le dovesse intrappolare, artigliare.
In generale mi interessa molto anche l’arte rinascimentale o addirittura precedente alla rappresentazione della prospettiva, perché gli artisti avevano degli espedienti grafici estremamente contemporanei per rappresentare lo spazio reale. Non amo moltissimo infatti chi utilizza tecniche iperrealiste, nonostante ne ammiri le qualità e le capacità tecniche, ma diciamo che mi sento più vicino alla all’arte non figurativa.

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© Giulio Mosca “Il Baffo”

D.Parlaci di internet e i social, ne hai grande padronanza. In che percentuale pensi incidano la diffusione del tuo lavoro, e in generale nel mondo dell’illustrazione e del fumetto odierni?
R.I social per me rappresentano al 100%, se non il 99% per quanto riguarda la diffusione dei miei lavori, perché ho iniziato lì e sono stato scoperto lì, ma questo non vuol dire che tutto il mondo del fumetto ruoti intorno al social, anzi!
Il mondo del fumetto, come il mondo dell’arte, sono molto restii a questo genere di approccio. Quando si arriva passando da questa strada si rischia di essere sostanzialmente quasi malvisti,per così dire, infatti anche a me è capitato, e fondamentalmente perché non è ancora del tutto compreso il fatto che il social network sia sostanzialmente realtà, una realtà in un altro posto non fisico, ma bensì digitale.
Io vedo il social come una piattaforma che mi da visibilità a più persone, contemporaneamente, e spesso la gente che non conosce questo mondo crede sia semplice, immediato, ma la realtà è diversa, su queste piattaforme c’è molta più competizione. Se pensate, nell’arco di una giornata, sfogliando instagram o facebook, è facile che ci vengano sottoposte anche 4000, 5000 immagini, e va da se che ci sia più necessità di contraddistinguersi.
Per questo che sarebbe interessante che si cominciasse a comprendere le dinamiche e a smettere di vedere i social network come una scorciatoia, ma bensì un modo con un altro per promuoversi.

 

D.Il baffo è blu, cosi come la pelle degli altri personaggi. Il blu nella psicologia dei colori è il colore degli abissi marini e dello spazio infinito, un sintomo di conoscenza, potere e integrità. Ci sono spesso riferimenti cosmici nei tuoi disegni. Sono voluti?
R.I riferimenti cosmici sono assolutamente voluti, il baffo blu per due motivi essenzialmente:
Il primo, psicologico, profondo.
Blu è il colore dell’anima e colore degli abissi dello spazio, come hai detto tu, e quindi un colore interessante da mettere sulla pelle di un personaggio,la pelle è la prima cosa che si nota, e anche perché nella realtà, non esistendo, l’osservatore tende a indicarlo come “l’omino blu”. Si crea un riferimento caratteristico.
E poi in, secondo luogo, volevo creare un distacco dalla realtà.
Pur avendo uno stile abbastanza realistico e avendo disegnato il baffo con sembianze umane, volevo creare questo elemento fortemente irreale.
Però, l’elemento interessante è che il baffo parli di cose concrete, quotidiane. Credo che le cose viste da fuori si possano vedere meglio.
È inoltre chiaro che abbia utilizzato un colore così particolare di modo da essere distinto tra il rumore del traffico quotidiano dei social.

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© Giulio Mosca “Il Baffo”

D.Quello che ha attratto la nostra attenzione, e quella del lettore, è stata la tua capacità di tradurre in disegno, in maniera sintetica perfetta, momenti e riflessioni intime e profonde. Raccontaci un tuo grande desiderio e una tua grande paura.
R.Quello che cerco di fare è esattamente quello che hai detto tu,e quindi sono felice di essere stato compreso.
Voglio mirare alla sintesi, e se non è una sintesi legata l’aspetto grafico, è una sintesi dei contenuti, per questo io mi trovo molto più a mio agio con le strisce e le vignette, piuttosto che il fumetto.
Io mi sento molto di più un vignettista, per via della mia produzione, anche perché sono molto molto molto poco preparato sul mondo del fumetto, che trovo sia molto serio, difficile, e come tutte le professioni penso vada studiata, non è fatta soltanto di estro.
Infatti adesso sto studiando da un anno il linguaggio del fumetto per dedicarmi a un’opera, che mi sta distruggendo, ma che mi sta facendo crescere tanto.
E spero davvero possa essere apprezzata.
Infatti uno dei desideri miei più grandi è non sentirmi più “fuori” dal mondo del fumetto, sentirmi considerato anche in questo ambito.
Perché è noto che i miei follower, e coloro che seguono il mio lavoro non sono necessariamente lettori di fumetti, anche se per certi versi c’è il vantaggio che siano sicuramente un pubblico più ampio e trasversale
Come ho scritto anche in una raccolta delle mie strisce, a me piace sempre abbandonare la mia zona di comfort, e amo esplorare nuovi mondi sociali, nuovi habitat; mi piace atterrare sempre su territori nuovi dai quali non appartengo, per poi riuscire a capirli e comprenderli. E prendere da queste realtà più elementi che posso, fino ad arrivare a sentirmi a mio agio. sono stato graphic designer, fotografo, video maker, imprenditore, start upper, ma sinceramente, ad oggi, in questo ambiente mi sento molto a disagio.
Considero ad esempio zerocalcare, anche lui proviene dal web, ma è una cosa che è successa tempo fa, e lui a differenza di me aveva utilizzato un blog perché erano altri tempi, e ad oggi è uno dei fumettisti più famosi.
Poi, dopo lui, nel corso degli anni è arrivata un’ondata di artisti seguendo la sua strada.
Ambisco ad avere voce in capitolo, mi piacerebbe perché è una cosa nella quale mi impegno, e per la quale esercito tanto sforzo.
Una delle mie più grandi paure, quindi, è proprio non riuscire a ottenere questo, non riuscire a realizzarmi.
A volte ho paura, quando lavoro ore, ore, e ore e quasi mi interrogo a volte se stia facendo tutto questo per me, ma più che solo per me, alla fine di tutto, mi domando che non lo stia facendo invano, come sforzo fine a se stesso, senza possibilità di essere poi compreso, e considerato in maniera seria.

 

D.Noi siamo un magazine che si occupa anche di erotismo, ho visto delle meravigliose tavole di la notte dell’oliva. Raccontami la tua visione dell’erotismo nella graphic novel e nell’illustrazione. Quale sensazione vorresti che il tuo lettore conservasse con sè?
R.La mia visione dell’erotismo nella graphic novel e in generale nella mia vita, potrebbe essere una visione abbastanza aperta, cercare di sfatare i vari tabù, e riuscire a trattare l’argomento in maniera naturale, siccome trattasi di una cosa naturale.
C’è invece sempre un pochino di vergogna, paura, censura.
Invece penso che sia un elemento fondamentale nella vita degli esseri umani e degli esseri viventi. L’erotismo, poi, è una versione evoluta e umana della sessualità in generale.
Erotismo e sessualità sono molto vicini, e quello che ho cercato di raccontare nella mia graphic novel è proprio questo, una parte di noi, come tutte le altre le altre che ci compongono.
É infatti è un capitolo come tutti gli altri, e andrebbe semplicemente riscoperto con occhi più, appunto, naturali.

 

D.Quale è stata piu grande emozione, ad oggi, legata al tuo lavoro di illustratore?
R.La più grande emozione legata al mio lavoro non la saprei indicare, ma sicuramente una cosa che mi emoziona molto è sapere che ci sono delle persone che riescono a fruire i miei lavori da un punto di vista che va oltre all’aspetto visivo, sono molto contento quando persone mi scrivono e mi dicono che i miei lavori li hanno aiutati a superare momenti brutti o a godere di momenti belli
Questa, quindi, è la cosa che più mi emoziona e mi fa piacere.

 

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© Giulio Mosca “Il Baffo”

D.Cosa ti ispira quando devi cominciare un nuovo lavoro?
R.Sono tutti processi diversi perché il fumetto è diverso rispetto alla vignetta.
Per quanto riguarda le vignette, a volte semplicemente penso a una scena, a un aneddoto e poi dopo arriva la vignetta.
Magari vivo una cosa, oppure ne immagino una, e penso possa diventare una striscia interessante.
A volte, invece, mi capita il contrario, prendo delle foto, anche banalissime, come reference, e immagino una storia dietro.
Perciò viene prima disegno, e poi dopo la storia.
Il processo per il fumetto è un processo difficile, più lungo dell’altro.
Parto dall’’idea di che cosa vorrei dire, cosa vorrei raccontare e quali sono gli argomenti.
Creo lo scheletro, e penso a cosa vorrei che rimanesse dopo.
Partendo da quello, poi, comincio a pensare a una storia, magari una storia sia poco inerente, inizialmente, con ciò che poi vorrei far trasparire dopo.
Il gioco sta a riuscire a intrecciare l’inizio e il concetto principale che sta al centro della trama.
Mi ispiro a scenari di film, libri. O ad altri fumetti, per una questione tecnica, più che altro. Per capirne la narrativa e la struttura.
Quando scrivo la trama, perché inizio sempre dalla scrittura, penso già a come potrei disegnare le tavole, e cerco di creare delle situazioni che possano anche avere un impatto visivo piacevole, e che possono essere tradotte bene in disegno.

 

D.Possiamo dare una rapida sbirciata alla tua playlist musicale? Cosa ascolti, se ascolti qualcosa mentre lavori? Dacci una top five.
R.Io ascolto sempre la musica quando disegno, se non sempre, ho davvero tantissima influenze contrapposte tra loro, mi piace ascoltare le cose più classiche come la musica italiana contemporanea, magari di genere indie, ascolto la musica classica in generale, e le pietre miliari della musica internazionale, come pink floyd, i queen, con la loro energia, chiaramente i nirvana, e senza tralasciare gli immortali beatles.
E i gruppi oiù contemporanei, invece, del cuore, sono gli arctic monkeys, e i tre allegri ragazzi morti, che sono sicuramente il gruppo della mia adolescenza, come i baustelle.
Sicuramente me ne sto dimenticando un sacco, ma al momento mi balza alla mente questo.

 

D.Quale sarà il tuo prossimo obiettivo, editoriale o non?
R.Il mio prossimo obiettivo editoriale è appunto quello di riuscire a portare alla fine questa graphic novel, che si chiama “la fine del mondo di qualcun altro” che è colpevole, insieme a me, al fatto che abbia tardato così tanto a rispondere.
Studiando per un anno sono riuscito a leggere, e rileggere, e rimettere mano a “la notte dell’oliva”, e dopo aver letto tanti tanti tanti fumetti mi sono chiaramente reso conto che è un prodotto interessante ma non è al 100%, il mio obiettivo è quello di riuscire a confezionare qualcosa di più vicino al fumetto vero e proprio, e quindi fare un salto di qualità.
Spero di farcela, ce la devo fare, e ce la farò!
E’ davvero, davvero difficile, davvero stremante, perché anche dal punto di vista del disegno, e della regia, sono andato più nel profondo, e ci sto mettendo davvero tanto, e il tempo stringe inesorabile, perché lucca è alle porte, ormai, e devo andare in stampa a settembre e sono molto indietro!

 

D.Grazie mille, per il tempo che ci hai dedicato.

‘You know it’s A Long a Winding Road, but everyday it’s Getting Better’ (semicit.)

 

Intervista realizzata per noi da Jasmine Biasotto

 

Contatti
Instagram: @ilbaffogram
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