Lunàdigas, ovvero delle donne senza figli – Intervista a Nicoletta Nesler e Marilisa Piga

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“Lunàdigas, nasce dalla constatazione che a una donna che afferma di non avere o di non desiderare figli è difficile che venga posta la seconda domanda: perché no?
Lunàdigas è la risposta politica e corale a questa domanda” Nicoletta Nesler

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La locandina del film “Lunàdigas”

“Alla tua età dovresti già avere un figlio, capiresti che essere mamma è la cosa più bella del mondo. Ma non hai la voglia di avere dei figli?”. Questa, e tante altre domande dello stesso tenore, sono spesso rivolte a donne, solitamente oltre i trentanni, ma spesso anche molto , molto prima, che hanno scelto di non avere figli. Se si risponde a questa domanda con un deciso e convinto NO, la seconda domanda sarà probabilmente: Perché non vuoi avere figli? L’idea della donna incubatrice di figli, macchina programmata solo per partorire e crescere la prole, possibilmente numerosa, è stata una lotta delle femministe di tutto il mondo. Battaglia vinta? No, ma sicuramente le cose sono in parte cambiate. Tuttavia il tema è ancora oggetto di discussioni, soprattutto in questi ultimi anni in cui, limitandoci a parlare del nostro paese, sono nati movimenti pro famiglia, e la figura della donna libera e autonoma sembra quasi infastidire un parte di società, che vuoi o non vuoi, è rimasta fedele all’ideale maschilista di un sistema patriarcale. Il connubio imprescindibile donna-famiglia-figli è rimasto radicato in molte realtà e ancora in molte famiglie, che non accettano di buon grado l’emancipazione della propria figlia, ragazza, compagna, moglie. Si perchè poter dire di NO è emancipazione, è libertà. Ritorniamo alla seconda domanda, ovvero “Perchè non vuoi avere figli”? La risposta, anzi le risposte le troviamo in Lunàdigas (mi raccomando l’accento, sono stato cazziato dalle registe, giustamente, per averlo pronunciato male), documentario realizzato magistralmente da Nicoletta Nesler e Marilisa Piga, registe scuola Rai. Lunàdigas è una parola della lingua sarda usata dai pastori per definire le pecore che in certe stagioni non si riproducono, il progetto racconta una realtà articolata e poco conosciuta, dalla quale emergono ragioni e sentimenti inaspettati, sempre diversi per ogni singola donna. Emozioni affini od opposte, a volte contraddittorie, dai contorni netti: compiacimenti, dolori, dubbi, certezze, pregiudizi. Donne celebri, donne anonime, incontrate da sole o in gruppo, donne single e in coppia, di qualsiasi età. Di queste donne sono le voci che racconteranno la propria motivazione, il proprio stato d’animo riguardo la scelta di non avere figli. Lunàgas non è solo un documentario, è un progetto in divenire, un coro che accoglie sempre nuove voci affinchè l’insieme risulti più vario e ricco possibile. Chi ha la fortuna di trovarsi a Roma tra il 24 e il 30 Aprile avrà la fortuna di assistere alla proiezione del documentario durante l’Hacker Porn Film Festival (CLICCA QUI per il programma completo). Abbiamo avuto l’immenso piacere di intervistare Nicoletta Nesler e Marilisa e abbiamo scoperto due donne fantastiche, libere. Quella che seguirà è la nostra “chiacchierata” sul film e non solo. L’intervista è stata realizzata telefonicamente, per cui le risposte sono molto discorsive, abbiamo per scelta trascritto le risposte senza nulla modificare, aggiungere o sottrarre, affinché leggendo si possa avere la sensazione di ascoltare le loro voci, così come noi abbiamo avuto il piacere di ascoltarle.

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Marialisa Piga e Nicoletta Nesler

D.Doveroso iniziare l’intervista ringraziandovi. Grazie Marilisa e grazie Nicoletta per la disponibilità. Prima di parlare del vostro docu-film Lunàdigas, abbiamo delle curiosità da chiedervi. Quando nasce la vostra collaborazione e cosa vi ha avvicinato?
Nicoletta.Marilisa ed io ci siamo incontrate nel 1991 a Cagliari, lavoravamo per la Rai. Il compito che ci aveva affidato la sede regionale per la Sardegna, era di fare una trasmissione radiofonica che sarebbe andata in onda tre volte alla settimana per quaranta minuti. In questa occasione ci siamo conosciute e abbiamo deciso che avremmo utilizzato questo preziosissimo tempo radiofonico. Abbiamo sempre molto apprezzato il mezzo e ci è piaciuto fare radio e l’abbiamo fatta per diverso tempo insieme. Abbiamo pensato che il modo migliore di utilizzare questa opportunità, fosse quella di accogliere negli studi radiofonici e quindi di amplificare attraverso il mezzo, le voci di chi aveva pochissimo accesso a questi strumenti. Così abbiamo ideato, progettato e poi realizzato centoventi puntate di una trasmissione dal titolo “Lo dice la radio” che ha avuto come ospiti le persone che vivevano condizioni di marginalità, abbiamo affrontato in particolare temi legati alla disabilità. Questa è stato l’inizio di una collaborazione ormai trentennale. 
Questa stessa trasmissione, che era appunto radiofonica, ci ha dato poi l’opportunità di iniziare a fare la televisione, è successo negli anni magnifici in cui la terza rete aveva uno sguardo molto attento alle tematiche sociali. Marilisa ed io siamo state incaricate di fare dei documentari che insistevano su questi temi. Abbiamo realizzato tre documentari, il primo si chiama “A nostro gradimento” realizzato da cinque persone down che intorno ad un tavolo radiofonico raccontano il loro essere down.

Marilisa.Giovanissimi, adolescenti, quindici, ventenni al massimo, quindi molto molto giovani.
Nicoletta.Il secondo documentario si chiama “Visione di gioco” ed è il racconto di un torneo di calcio giocato da non vedenti assoluti. Il terzo si chiama “Profondo Sud”, documenta le immersioni di persone disabili che si immergono in coppia. Uno con disabilità fisica e l’altro con disabilità mentale, insieme possono immergersi e godere del mondo sottomarino. Intorno a questi argomenti abbiamo continuato a confermare i nostri obiettivi professionali e da li non abbiamo mai più smesso di lavorare insieme.
Marilisa.Capendo che il nostro interesse era proprio quello di raccontare le storie che non voleva mai raccontare nessuno.

 

D.Quale percorso individuale vi ha portato alla regia? Quando è nata in voi questa passione?
Marilisa.Un po’ perché era già iniziata con la radio, e un po’ perché è capitato. Dalla radio ci hanno chiesto, come diceva Nicoletta, di fare dei documentari e naturalmente questo esperimento che abbiamo fatto in quel momento ci ha appassionato e abbiamo voluto continuare a raccontare le cose che volevamo raccontare in quel modo, attraverso le immagini.
Nicoletta.La finalità è stata sempre quella di trovare un linguaggio per trattare questi temi , questa passione per la regia. Noi, certo, volevamo stare ben lontane da trattare questi temi in una maniera piagnucolosa, quindi bisognava inventare un linguaggio, questo è stato forse il cuore dell’interesse che ci vede ancora insieme nella regia e nel cercare argomenti spinosi.

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Marialisa Piga e Nicoletta Nesler

D.Marilisa, Nicoletta, siete due donne che hanno vissuto gli anni ’70 in prima persona, quanto è stato importante per la vostra formazione individuale e per la vostra coscienza sociale?
Nicoletta.Si certo, negli anni ’70 ho avuto l’occasione di spostarmi da Bolzano a Firenze per fare l’università, e sono arrivata proprio nel 1977 quando il mondo che mi trovavo davanti era pieno di stimoli e interessi. Per me è stato fondamentale, gli anni ’70 mi sono molto cari, come un magnifico giro di boa per la mia formazione.
Marilisa.Per quanto mi riguarda, io sono un po’ più vecchia di Nicoletta, ma quello è stato comunque un periodo assolutamente speciale anche perché sono andata via di casa nonostante questa cosa non si usasse proprio per niente: eravamo agli inizia degli anni ’70. Lì certo, con una sopraggiunta libertà che fin li non c’era mai stata, tutto si è trasformato in una cosa molto stimolante e molto speciale che mi ha insegnato parecchie cose.

 

D.Parliamo di “Lunàdigas”. Iniziamo dal titolo, avete usato una parola sarda utilizzata per definire le pecore che non figliano. In effetti questa parola sintetizza in maniera ironica il concetto e il tema del vostro film. C’è qualche motivazione particolare che vi ha spinto a sceglierla come titolo?
Marilisa.“Lunàdigas” sono le pecore che non figliano per una stagione, per due, come pare a loro insomma. Questa è una parola della lingua sarda che un’ amica artista aveva individuato per una sua scultura e che noi abbiamo adottato. Oltre che per dare un titolo al nostro film eravamo alla ricerca di una definizione, che la lingua italiana non aveva, sin li si doveva usare “non madre” o “senza figli” sempre una negazione. La parola ci è tanto piaciuta, devo dire che ha immediatamente “acchiappato” le persone, ha funzionato anche aldilà delle nostre aspettative e dopo poco abbiamo incontrato delle persone che si autodefinivano lunàdiga o lunàdigas al plurale. Siamo contente di questo.

 

D.Il docu-film è la narrazione attraverso la voce di donne, celebri e non, della lora scelta di non avere figli. Perché avete scelto questa modalità di racconto?
Nicoletta.L’idea era quella di raccogliere tante testimonianze attorno a questa condizione, e quindi sentire più voci, tante, tantissime voci. Ne conserviamo molte più di quante ce ne sono nel film e confidiamo di poter trovare le risorse per mettere il nostro archivio on line. Ci è sembrato che allargare il numero di storie che s’incrociavano su questo argomento sarebbe stato un modo per non guardarlo da un punto di vista critico ma accogliente, in modo da dare un dettaglio più largo possibile rispondendo, ecco, a quella domanda che nessuno ci fa. Questo è “Lunàdigas”, è nato dalla considerazione che a una donna che dice di non avere figli e difficile fare la seconda domanda. “Lunadigas” è la risposta politica e corale a questa seconda domanda che le donne senza figli, le “Lunàdigas” non si sentono fare: perché? Probabilmente si teme di muovere chissà e comunque quale dolore.
Marilisa.Posso aggiungere soltanto che c’è una grande differenza di reazione a questo quando magari la persona che dice non ho figli, soggiunge “perché non ho potuto”. Allora lì si muove tutta una commozione, una compassione che è molto diversa dal gelo che si crea nel sentirsi dire “non ho voluto”. C’è una differenza tra chi “non ha potuto” e chi “non ha voluto”.

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Veronica Pivetti, una delle donne intervistate nel documentario.

D.Tra le donne celebri possiamo ascoltare il pensiero di Maria Rosa Cutrufelli, Maria Lai, Veronica Pivetti, Geraldina Colotti, Melissa P., Lea Melandri, Margherita Hack, Lidia Menapace e altre ancora. Quale racconto vi ha emozionato di più e c’è un messaggio comune che queste donne vogliono dare?
Marilisa.In comune c’è proprio la scelta, le motivazioni sono veramente molto diverse. Certo avere tra quelle che tu definisci donne celebri, alcune è vero che lo sono ,Margherita Hack o ancora meglio Lidia Menapace, ultra novantenne che dice a un certo punto ”va bene ma perché io dovevo per forza avere figli, in fondo ho fatto la resistenza”, e lo dice così, in modo talmente semplice; ogni volta che lo vedo mi colpisce molto.
Nicoletta.Non ho una preferenza, ho preferenza la multiformità. Non c’è una testimone che porto particolarmente nel cuore. Forse, ho una passione per le occasioni nelle quali noi, con le nostre telecamere, siamo state accolte nei cerchi di donne che parlavano tra loro, forse da quelle situazioni sono emersi gli argomenti che mi hanno più coinvolta.

 

D.Quando avete proposto alle tante donne di essere intervistate per raccontare il loro punto di vista sulla non necessità di avere figli, cosa vi hanno risposto? Qual è stata la loro reazione?
Nicoletta.La primissima è stata Maria Lai nel 1999 ma da quando abbiamo deciso di affrontare questo tema sono passati dieci anni, allora di questo argomento davvero non si parlava affatto. Ci abbiamo messo un bel po’ di tempo a maturare per nostro conto il tema e a comprendere come porre la domanda. Perché all’inizio erano solo NO sonori,decisi, convintissimi no. Abbiamo iniziato dalla cerchia delle nostre amiche, a noi raccontavano tutto ma non volevano farne nulla che diventasse pubblico. C’è stata molta, ritrosia anche di fronte al mezzo. Le cose nel tempo sono campiate, probabilmente anche il nostro atteggiamento è cambiato, sono cambiati forse i tempi, intanto appunto, Margherita Hack che è forse è stata dopo Maria Lai una delle primissime, ha fatto da apripista e ci ha molto aiutate a proporre questo difficile svelamento.

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Un immagine del documentario “Lunàdigas”

D.Non solo donne, ma anche uomini a dire la loro sull’argomento. Che importanza ha per voi il coinvolgimento e il sostegno di voci maschili in questo vostro progetto?
Nicoletta.Noi abbiamo cercato con decisione di incontrare e raccogliere testimonianze maschili. Nell’archivio che cerchiamo di mettere online ci saranno; ma dobbiamo dire, sinceramente, che gli uomini che abbiamo sentito rimandavano questa decisione e condizione alla figura femminile che avevano vicino. Quindi era un po’ un discorso che non andava da nessuna parte.
Marilisa.Proprio così, tra gli uomini che abbiamo sentito solo uno dice che è una sua scelta e non derivate dalla fidanzata, moglie del momento.

 

D.Visitando il vostro interessante sito, ho scoperto una sezione “monologhi impossibili”, vogliamo spiegare di cosa si tratta?
Marilisa.Abbiamo pensato che questo tipo di scelta non è solo dei nostri tempi, anche se adesso se ne incomincia finalmente a parlare. In realtà tante tantissime donne, di tutti i tempi l’hanno fatta e dichiarata. Volevamo essere accompagnate da persone che hanno vissuto in tempi antichi, anche personaggi del mito, personaggi della letteratura , dei fumetti. Abbiamo chiesto ad un nostro vicino e solidale amico, Carlo Antonio Borghi, di creare i “monologhi impossibili” ricordando anche il programma radiofonico degli anni ’70 che si chiamava “Le interviste impossibili”, erano interviste a personaggi come Giulio Cesare, Tutankhamon. Ora a testimoniare insieme a noi la condizione di “Lunàdigas” ci sono molte altre figure. Questi monologhi probabilmente entro l’anno verranno pubblicati in un libro in versione integrale e saranno tanti.

 

D.Anno 2018, siamo nel ventunesimo secolo. Domande come quella che vi sto per fare si aspetta ovviamente una risposta che parli in generale della questione, dunque : come percepite la figura della donna oggi, soprattutto le nuove generazioni, rispetto alle tematiche che affrontate? Come è cambiata l’idea di famiglia rispetto a quella tradizionale tanto celebrata dai movimenti conservatori?
Marilisa.La figura femminile in questo momento si, certo che sia cambiata, fortunatamente, ma c’è come una specie di strisciante, ma nemmeno tanto, ritorno a questioni che sembrano voler dire “non tirate fuori troppo la testa” ecco. Io almeno lo avverto molto .Per una serie di ragioni, che sarebbe assolutamente lunghissimo elencare. Forse nei famosi anni ’70 che abbiamo citato era addirittura un po’ meglio per quanto si venisse da un periodo decisamente lungo e piuttosto oscuro, però la mia sensazione e che ci stiamo un po’ tornando. Poi per quanto riguarda le famiglie, si il tentativo di cambiarle c’è. Ci sono le famiglie arcobaleno, ci sono tanti tipi di famiglie. Noi incontrando donne di famiglie arcobaleno che hanno testimoniato per “Lunàdigas” le abbiamo invitate a inventarsi una nuova formula che non fosse la ‘famiglia’.
Nicoletta.Vorrei dire per quanto riguarda il punto di vista di “Lunàdigas”, mutamenti non se ne vedono. Cosi come mia mamma era chiamata a compiere il suo destino di madre oltre che di moglie non mi pare che oggi sia molto diverso per le giovanissime.

 

D.Marilisa e Nicoletta siamo stati davvero felici di potervi intervistare, e siamo felici di annunciare la presenza del vostro film all’Hacker Porn Film Festival di Roma, non vediamo l’ora di vederlo. Prima di salutarvi un ultima domanda, cosa vi augurate per il vostro futuro e cosa per il futuro delle donne?
Nicoletta.Per il nostro futuro? Un grandissimo successo!, no dai, questo è uno scherzo. Per quanto riguarda Lunàdigas ci auguriamo di trovare i denari per poterlo portare avanti. Noi finiamo il nostro documentario dicendo che “Lunàdigas” non finisce qui. Infatti “Lunàdigas” ha molti altri obbiettivi che partono dalla convinzione che ci viene ogni giorno confermata dalle giovanissime donne che riconoscono in “Lunàdigas” un ambiente di confronto senza dover temere il giudizio. Per il progetto e per noi questo è l’ augurio. Per le donne di non essere massacrate una al giorno e di potersi affermare in una via che è una via di libertà e di decisione consapevole di ogni aspetto della loro vita.
Marlisia.Si, di essere libere il più possibile. Libertà di scelta su ogni cosa.

 

Contatti
Sito: lunadigas.com
Sito HPFF: hackerpornfest.com

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