“La muñeca fea”, vita di anziane sex workers – Intervista a Claudia Lopez Garcìa e George Reyes

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“Il fatto che le donne di Casa Xochiquetzal siano riuscite a vivere fino alla loro età avanzata è già un risultato in sé e per sé. Il fatto che abbiano cresciuto i figli attraverso il loro lavoro è ammirevole. Il fatto che siano fuggiti da amanti, mariti, papponi e padri violenti è incredibile. Hanno vissuto orrori che la maggior parte di noi non riesce nemmeno a immaginare.” George Reyes

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“Donne di Casa Xochiquetzal”. Questa è la prima generazione (abitanti) di Casa Xochiquetzal.

Per anni la loro casa è stata la strada. Per decenni sono state emarginate, invisibili agli occhi di chi le passava accanto. Sequestrate, sfruttate, merce acquistabile a buon prezzo, carne da sfruttare per i proprio bisogni sessuali. Dignità azzerata e sofferenza negli occhi. Questa è la storia di tante donne costrette a vendere il proprio corpo per necessità, per una scelta che non è la loro. Esistono però persone che riescono a vedere e a leggere negli animi degli individui più emarginati della società. Esistono storie di relativa rivalsa. Esiste, dal 2006, a Città del Messico, Casa Xochiquetzal, un rifugio che deve il suo nome alla dea azteca della bellezza e dell’amore. Vi abitano un gruppo di sex workers, ancora in attività, di età compresa tra i sessantanove e i novantacinque anni di età. Cercano pace, tranquillità, comprensione e considerazione. L’idea di realizzare questo progetto nasce già dal 2001, ed è di Carmen Múñoz , leader delle “sexo-servidoras” della zona, la quale lancia la proposta della Casa alle istituzioni, appoggiata da alcune militanti femministe e intllettuali come Martha Lamas, Elena Poniatowska e Jesusa Rodríguez. Nel momento in cui è diventato realtà, con le prime ospiti a oltrepassare la porta di Casa Xochiquetzal, questo esempio di umanità e civiltà inizia a fare il giro del mondo, finendo tra le pagine di numerosi giornali e riviste. Uno di questi giornali è il Los Angels Time e sarebbe solo “uno come gli altri” se non fosse che a leggere l’articolo pubblicato nelle sue pagine fu George Reyes, regista, docente e figura importante e rispettata del cinema oltre oceano. La storia delle anziane sex workers di Casa Xochiquetzal lo commuove e subito si rende conto che quello che sta leggendo è una storia speciale, una storia che doveva essere raccontata. Contatta una sua ex allieva. La più brava, la più promettente e abile tecnicamente, ma anche sensibile e con una forte capacita di empatia. Lei è Claudia Lopez Garcia, regista nata proprio a Città del Messico. Così inizia la storia sulla nascita di questo il film-documentario dedicato alle sex workers di Casa Xochiquetzal, così inizia a prendere vita “La muñeca fea” (trad. la brutta bambola). Per realizzarlo ci sono voluti anni, ma ne è valsa la pena, sia per i riconoscimenti e le proiezioni in numerosissimi festival e sia per l’attenzione sempre più crescente verso le sex-workers in generale ma soprattutto vero le sex workers anziane. “La muñeca fea” sarà proiettato all’Hacker Porn Film Festival (CLICCA QUI per visitare il sito), in programma a Roma dal 24 al 30 Aprile. Un occasione unica e da non perdere. Un film che smuove le coscienze, che fa riflettere, che fa crescere. Un film dalla potenza di un pugno in faccia, ti mette ko insieme alle convinzioni che ognuno di noi ha sui temi sociali e quando ti rialzi riesce a farti pensare alla monotona e spesso ingiustificata voglia di lamentarci unita alla nostra labile certezza di riuscire a pensare davvero sempre agli ultimi, agli emarginati. “La muñeca fea” ridà senso e un valore nuovo a una parola che spesso viene dimenticata, sottaciuta, non considerata. Dignità, una cosa che tutti e tutte dovrebbero poter avere e conservare, sempre, comunque e dovunque.

Claudia Lopez Garcìa e George Reyes

Domanda.Prima di ogni altra cosa vi ringraziamo per la disponibilità nel rilasciarci l’intervista. Sarete presenti all’Hacker Porn Film Festival con il vostro film-documentario “La muñeca fea”, come è nata la vostra collaborazione?
Claudia:La nostra collaborazione è nata perché George era il mio docente di Film Documentari mentre studiavo all’Università di Città del Messico. Questo genere di film, i documentari appunto, hanno attirato subito la mia attenzione. Ho capito che questo era il modo di dare voce alle mie preoccupazioni sociali. Alcuni anni dopo, George tornò negli Stati Uniti (Los Angeles) e mi mandò una e-mail su un interessante articolo che lesse sul quotidiano del Los Angeles Times, su un rifugio a Città del Messico per le sex workers anziane. Ha espresso interesse nel realizzare un documentario e mi ha invitato a collaborare a questo progetto. Non avevo dubbi sul fatto che volevo raccontare questa storia.
George:Claudia è stata una delle studentesse più dotate che ho incontrato nei miei quattro anni di insegnamento a Città del Messico. Quando ho letto l’articolo, straziante e commovente, su Casa Xochiquetzal e la sua carismatica fondatrice, Carmen, sul Los Angeles Times, sapevo che era una storia speciale e che doveva essere raccontata visivamente. Sapevo anche che Claudia sarebbe stata la persona perfetta per co-dirigere questo film con la sua sensibilità, empatia e abilità tecnica.

 

D.Felice di essere presente al festival?
George:Sì, siamo entusiasti di partecipare. Ringraziamo di cuore l’Hacker Porn Film Festival per averci permesso di condividere questa importante storia con il loro pubblico. Siamo veramente onorati.
Claudia:L’Hacker Porn Film Festival rappresenta per noi una grande opportunità per mostrare le storie difficili di queste donne e dare loro visibilità e manifestare empatia e impegno sociale. È un ottimo contesto per mostrare all’interno dell’industria del porno, che il lavoro sessuale (nonostante gli stereotipi) non è sempre pieno di fascino e gioventù.

 

D.Il film narra la storia di alcune sex-workers anziane, tra i 60 e i 95 anni, perché avete deciso di affrontare questo tema ?
Claudia.Ci sono molte e diverse circostanze per cui una persona decide di fare questo tipo di lavoro. A volte, purtroppo, la decisione di essere una sex workers non è volontaria, felice. Ci sono sono state raccontate storie dal punto di vista delle giovani sex workers ma non molte (per quanto ne so) di come invecchiano. Il lavoro sessuale non riguarda sempre le giovani o i giovani.
George.Sì, ci è stata presentata la storia delle prostitute. Ma penso che spesso non consideriamo cosa succede a queste donne quando invecchiano. Nonostante ciò che la cultura popolare vorrebbe farci credere, non tutte le prostitute finiscono con Richard Gere finendo per trovare il vero amore come in “Pretty Woman” e non prende in considerazione che peraltro alcune persone diventano sex worker già in un’età adulta.
Claudia.Inoltre, George e io abbiamo avuto un particolare interesse per gli anziani. Nel mio caso, è stato perché sono stata cresciuta da mia nonna e ho trascorso molte e meravigliose giornate con lei. Ricordo di aver guardato le sue rughe e di aver pensato a quanto fosse forte e a quanta sicurezza mi riuscisse a darmi.
George.Sono cresciuto ascoltando le storie dei miei vicini ottantenni. Ho sempre ammirato persone anziane e ho trovato spesso in loro una ricca fonte di storie e saggezza. Quando ero alla scuola di cinema, ho realizzato un breve documentario (“Cradle”) su due delle miei insegnanti di scuola elementare. Erano suore e vivevano in una casa di riposo per suore anziane. Potresti trovare interessante il fatto che ci siano stati molti parallelismi tra le storie di amicizia e le situazioni verificatesi nelle case di riposo delle anziane sex workers e quelle delle anziane suore.

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“Raquel, Sex workers rights” Raquel è un altro personaggio principale del film. Soffre di esquizofrenia. Sognava di diventare una cantante.

D.Quando avete manifestato la vostra idea di realizzare un film su di loro, come hanno reagito le donne di Casa XochiquetzaJ?
Claudia.Prima di tutto, siamo andati a parlare dell’idea con la fondatrice e con la direttrice del rifugio di quel periodo, Carmen Muñoz. Era una ex sex worker collega delle donne che stava ospitando. George ha mostrato a Carmen il suo meraviglioso cortometraggio “Cradle” basato sulla vita di anziane suore e Carmen non ha esitato a darci accesso alla struttura. Quindi, abbiamo iniziato a parlare con alcune donne, condividendo alcune attività con loro, finché non ci siamo guadagnati la loro fiducia riuscendo a ottenere alcune interviste.
George.Sì. Abbiamo trascorso circa un mese insieme alle donne di Casa Xochiquetzal. Ci siamo seduti con loro, abbiamo parlato con loro, ascoltato le loro storie, mangiato con loro e le abbiamo aiutate in ogni modo possibile. Penso che sia stato importante non iniziare semplicemente posizionando una macchina fotografica davanti i loro volti. Sono così abituate ad essere usate. Non volevamo che si sentissero come se fossero solo ed ancora merce da “esibire”. Ci siamo presi il tempo per conoscerle prima di iniziare a filmarle. Volevamo che fossero spinte a condividere le loro storie davanti la fotocamera e lo hanno fatto, nel rispetto dei loro tempi e non dei nostri.

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“Marilu che fuma” Marilu sta diventando cieca e nonostante questo scherza sempre

D.Le storie raccontate dalle donne ospiti di Xasa Xochiquetzaj sono forti, tristi, violente. Durante la realizzazione del film, ci sono stati momenti di commozione particolari? Se si quali?
Claudia.Sicuramente, abbiamo condiviso molti momenti emozionanti. Le interviste non erano facili perché dovevamo toccare storie molto delicate e tristi della loro vita. D’altra parte, abbiamo anche passato molti momenti importanti come il picnic sulle barche (in viaggio) a Xochimilco, durante il quale le abbiamo viste in uno stato d’animo molto piacevole e tranquillo; sorridevano, ballavano e cantavano. Era come se fossimo in gita scolastica con un gruppo di ragazze adolescenti. Un altro momento, di umore molto diverso, è stato quando uno delle protagoniste ha chiesto poco prima di morire di poter incontrare uno stregone che potesse liberarla da una maledizione. Ha chiesto dello stregone perché ha sempre creduto che la ragione per cui si era ammalata fosse colpa di qualcuno le aveva fatto un sortilegio maligno. Questo la faceva stare male e le creava molto disagio. Quando finalmente ha ricevuto la visita dello stregone, ha trovato conforto e pochi giorni dopo, è morta in pace.
George.Quando ho letto per la prima volta l’articolo di giornale sulle donne di Casa Xochiquetzal, non sono riuscito a dormire. Ero davvero turbato dal pensiero che queste donne anziane avessero dovuto subire violenze sessuali e vivere senza un tetto nel corso degli ultimi anni della loro vita. È stato estremamente doloroso pensare che dovessero affrontare l’abuso, la negligenza e lo stigma sociale. Dopo aver finalmente passato molto tempo con loro, ero ancora rattristato dalle loro vite difficili, ma ero anche in grado di assistere a momenti di verità e bellezza che mi ispiravano. Nonostante le difficili esperienze della loro vita, le donne di Casa Xochiquetzal erano, senza eccezione, in grado di ridere e trovare la felicità. Questo non vuol dire che non si sentissero tristi o depresse. Tuttavia, erano notevolmente resilienti. Erano anche molto sagge e intelligenti. Mi resi conto che dovevano esserlo per sopravvivere a un’età così avanzata nonostante la miriade di pericoli che incontravano in un’esistenza molto precaria. Considero le donne di Casa Xochiquetzal come mie amiche. Mi sono anche reso conto che non avevo alcun tipo di “dispiacere” per loro perché erano loro stesse a non sentirsi dispiaciute. Questo è quanto. Penso che molte persone “si sentano dispiaciute” per le donne e cio rende loro un cattivo servizio. Non meritano la nostra pietà. Meritano la nostra ammirazione per come hanno saputo affrontare la vita nonostante le sfide e per essere ancora in grado di cantare, ridere e sopravvivere nonostante tutto. Questo è quello che io e Claudia volevamo che trasparisse da questo documentario.

 

D.Alcune delle donne intervistate ancora pratica “il mestiere più antico del mondo”, cosa vi ha colpito dei loro racconti? Con quale stato d’animo continuano a lavorare ?
Claudia.Penso che continuino a lavorare perché è l’unico modo che conoscono per vivere e per soddisfare i loro bisogni personali. Inoltre, ci siamo resi conto in molte occasioni che i clienti che vedono da anni li vedono come amici o forse, per abitudine. Lo fanno per avere un incontro nel parco, solo per condividere una bibita e non una stanza d’albergo, ad esempio, questo è molto interessante da vedere.
George.Sono rimasto davvero colpito dal fatto che la maggior parte delle donne ha iniziato a fare sesso per provvedere ai propri figli e che poi, la maggior parte di loro è stata abbandonata da questi stessi bambini più tardi nella vita, figli che si vergognano delle loro madri e del loro lavoro. Sembra tutto particolarmente crudele e ingrato. Sono stato anche colpito da come la società sia pronta sempre a giudicare. Le donne non hanno ricevuto nessun riguardo ed è un modo di pensare così vecchio.Voglio dire, come può qualcuno avercela contro queste signore? Riescono a fare cose che molti di noi non sarebbero mai riusciti a fare. Vedo le loro azioni eroiche. Non vergognose.

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“Gloria smoking” Gloria è un personaggio secondario del film, è morta per un attacco di cuore in casa nel 2011.

D.Quante tra questa donne hanno scelto di praticare questo lavoro per necessità, quante perchè costrette e quante per libera scelta?
Claudia.Purtroppo nessuna storia era una storia di libera scelta. La cose che le accomuna è il loro adescamento nella età dell’adolescenza o prima dell’età adulta. Venute a Città del Messico dalle città povere per trovare un lavoro per aiutare le loro famiglie, trovarono solo papponi e madamine che li costringevano a fare sesso.
George.Un altro tema comune riguardava la costrinzione che subivano per fare sesso con i loro coniugi o fidanzati violenti. Purtroppo, tutte le donne sono state costrette a farlo, sia per necessità economica che per altro. Alcune di loro sono riuscite a fare tesoro di queste orrende esperienze e le hanno trasformate in luce. È meraviglioso che esista Casa Xochiquetzal. Altrimenti, queste donne sarebbero ritornate per strada, senza casa e vivendo di espedienti, fino al giorno in cui sarebbero morte.

 

D.La convivenza tra le donne della casa non deve essere sicuramente facile, visto il vissuto che hanno alle spalle. Com’era l’atmosfera all’interno della Casa durante le riprese? E come trascorrono le giornate le donne ospiti della Casa?
Claudia.Non sono abituate a condividere e vivere come in una grande “famiglia”. Prima di essere a Casa Xochiquetzal, erano abituate a dormire in qualsiasi strada o, quando avevano fortuna, potevano dormire in una camera d’albergo economica. Quindi sicuramente la convivenza non è facile. Lottano e si urlano a vicenda, ma d’altra parte piangono, cantano e appianano rapidamente le loro divergenze e le loro differenze.
George.Per la maggior parte, l’atmosfera della casa durante le riprese era buona. Ho scoperto abbastanza presto che le donne delle Casa sono abituate a dire agli uomini quello che essi vogliono sentirsi dire. Non mi sentivo come se fossero davvero se stesse quando le intervistavo davanti alla telecamera, almeno all’inizio. Per questo motivo, col passare del tempo, ho scoperto che per Claudia era essenziale essere in contatto con le donne e che io sarei dovuto stare dietro la cinepresa. Dopo un po ‘avrebbero dimenticato che fossi lì e avrebbero davvero approfondito le discussioni in maniera molto profonda con Claudia. La cosa buffa è che un paio di volte delle signore hanno flirtato con me, ma sono state redarguite dalle altre ospiti in quanto non volevano che nessuna mancasse di rispetto a Claudia, pensavano che fossimo una coppia. Penso che questo fosse molto significativo. La maggior parte dei loro conflitti ruotano attorno agli uomini, sia che siano dovuti a amanti, clienti o situazioni del genere.

 

D.Com’è stato accolto il film in Messico? E come nei tanti festival a cui ha partecipato?
Claudia.Il film è stato ben accolto a Città del Messico. La gente in generale, dopo aver visto “La muñeca fea”, era molto toccata e non immaginava mai che fosse successo nella propria città. George e io abbiamo ricevuto commenti positivi sul film e interesse su come avrebbero potuto aiutare queste donne.
La realizzazione di questo documentario indipendente è stato un lungo processo. Più di 9 anni e abbiamo modificato più di 100 ore di filmati. Da allora, “La muñeca fea” ha avuto l’opportunità di essere proiettato e supportato in diversi festival e da diverse organizzazioni:
Festival internazionale del cinema sui diritti umani, Vienna, Austria, 2017.
Porn Film Festival di Berlino, Germania, 2017.
Beverly Hills International Film Festival, 17 ° edizione, Los Ángeles, C.A. 2017.
Selezione ufficiale “Festival internazionale del film documentario di Città del Messico”, 11 ° edizione, Città del Messico, 2016.
Elizabeth Peña Fellowship, Project Involve, Los Ángeles, C.A. 2010.
Tribeca Promise Award, Tribeca All Access, Tribeca Film Festival, New York, New York. 2009.
Selezione documentale IFP, New York, New York 2009.
Selezione ufficiale “Associazione nazionale dei produttori indipendenti latini” Los Ángeles, C.A. 2009.
George.Sono molto contento dell’accoglienza fino ad ora e molto eccitato per l’idea che sempre più persone possano vederlo. Più persone lo vedono e più luce e attenzione si diffondono sulla questione, quindi ci saranno più aiuti per le donne di Casa Xochiquetzal. Penso anche che il tema dell’abuso e dell’abuso sessuale sugli anziani sia importante e spesso dimenticato.

 

D.Dignità è una parola che spesso viene rimarcata quanto è presente in situazioni difficile della vita di ciascuno di noi. Quanta dignità c’è nelle donne di Casa Xochiquetzaj? E quanta gratitudine per chi ha permesso la realizzazione di questo progetto e verso chi lo sta portando avanti?
Claudia.Dopo un’intera vita piena di aggressioni è difficile parlare di dignità. Alcuni di loro hanno paura, sono in qualche modo “spezzate”. In questo rifugio possono trovare la pace e recuperare la loro dignità. Imparano a fare cose nuove grazie ai molti corsi (dipingere, cucinare, lavorare a maglia, ecc.) e percepiscono che la vita potrebbe essere vissuta in un modo diverso.
George.Il fatto che le donne di Casa Xochiquetzal siano riuscite a vivere fino alla loro età avanzata è già un risultato in sé e per sé. Il fatto che abbiano cresciuto i figli attraverso il loro lavoro è ammirevole. Il fatto che siano fuggiti da amanti, mariti, papponi e padri violenti è incredibile. Hanno vissuto orrori che la maggior parte di noi non riesce nemmeno a immaginare. Il fatto che abbiano mantenuto la loro umanità e riescono a preoccuparsi l’una dell’altra nonostante tutto e possano vivere la fine dei loro giorni senza amarezza è una lezione per tutti noi. Sono dignitose. Sono un modello per il resto di noi. Le amo e le ammiro molto.

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“Reina al corso di pittura” Reina è uno dei personaggi principali del film. Morì di cancro e aveva 92 anni. Era il cuore delle donne.

D.Abbiamo una curiosità da chiedervi. Un articolo su un quotidiano italiano di qualche anno fa, sottolineava l’aumento dei femminicidi, delle violente da parte di padri e mariti, e della relativa immigrazione da parte delle donne verso il vicino Texas. Ad oggi, com’è la situazione della donna in messico e cosa si può fare secondo voi per migliorarla?
Claudia.Purtroppo, stiamo avendo un numero crescente di femminicidi non solo a Ciudad Juárez (una città messicana vicino a El Paso, in Texas). Abbiamo un tasso di 4,5 femminicidi per 100.000 abitanti, questo è uno dei tassi più alti in America Latina, appena sotto in classifica ai paesi più pericolosi del mondo: El Salvador e Honduras (informazioni prese dalla Commissione Economica per America Latina e Caraibi). Quindi, è estremamente preoccupante. Non abbiamo tempo per avere paura. Dobbiamo cambiare le cose, fin dall’inizio: dall’educazione nella nostra cultura e continuare a esigere rispetto ed eguaglianza.
George.Penso che ovunque le comunità più emarginate siano sotto attacco. È orribile. Vi è una terribile quantità di violenza contro donne, migranti, individui transgender, la comunità LGBT in generale. Ho appena letto un articolo sulle donne transgender che soffrono di elevate quantità di stupri e omicidi mentre tentano di migrare verso nord, negli Stati Uniti, dall’America centrale.

 

D.Claudia, George, vi ringraziamo davvero di cuore per la disponibilità nel rilasciarci questa intervista. Non vediamo l’ora di essere all’Hacker Porn Film Festival per ammirare il vostro film. Prima di salutarci un ultima domanda. Cosa vi augurate per le donne di Casa Xochiquetzaj? State lavorando a qualche nuovo progetto?
Claudia.Le donne di Casa Xochiquetzal meritano di vivere in pace. Speriamo che con questo film, raccontando queste storie, le persone otterranno empatia e comprensione. Non sto lavorando a un nuovo progetto per il momento. Ma ho un forte interesse e un impegno costante per le questioni sociali. Avrà presto una nuova storia da condividere con te. Grazie mille per l’opportunità che ci avete dato nel raccontare il nostro film e soprattutto la vita, le donne di Casa Xochiquetzal.
George.Vorrei la pace e la tranquillità per le donne di Casa Xochiquetzal. Hanno avuto una vita così difficile, sin dall’infanzia. Mi piacerebbe se potessero svegliarsi ogni giorno senza doversi preoccupare di nulla se di godersi i prossimi anni della loro vita. Mi piacerebbe che sempre più e persone conoscessero questa situazione e che offrissero volontariamente il loro tempo anche solo per visitare le donne che ospitano la casa. signore. Mi piacerebbe che ricevessero l’amore, che fossero accettate. Per quanto riguarda i progetti futuri … Ho alcune idee e ho bisogno di programmare una visita a Città del Messico per sedermi a tavolino con Claudia, bere un po’ di tequila e mangiare dell’ottimo cibo messicano, così da discuterne nella maniera giusta.

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Sito HPFF: hackerpornfest.com

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