Il peso del cazzo di Moreno sulle relazioni sociali al tempo della messaggistica istantanea

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Una “unità di trasmissione culturale, una particella d’informazione il cui obiettivo è quello di diffondersi nella società secondo un processo evolutivo darwiniano”. Questa minima – e ormai datata – definizione di cosa sia un meme (si trova in un libro del 1999 di Francesco Ianneo) rende bene l’idea di cosa stia accadendo a voi e soprattutto ai vostri telefonini, a meno che non siate tra i pochi che ancora non avete ricevuto una foto, un video o qualunque altro artefatto tecnologico con protagonista “el moreno di whatsapp”, detto anche “Long John Mitraglia”.

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“El moreno” versione natalizia, cosa ci sarà dentro il pacco?

Gli smartphone – secondo una recente ricerca – sono tra gli oggetti più infestati da batteri, visto che ce li portiamo dietro in tutti i luoghi e in tutti i laghi, ovviamente anche al bagno e lo schermo del telefonino pare sia meno igienico della tavoletta del wc: quale ambiente migliore per il propagarsi di un virus culturale che ha poche, ma solide armi? Il “moreno” può apparire da un momento all’altro, molto più probabile che chi lo invia lo faccia verso una chat comune, così da massimizzare l’effetto: ti arriva un’anteprima e come un luccio all’amo clicchi, in un secondo ti trovi un signore dalla pelle scura, dotato di cappellino da pescatore, asciugamano celeste, pancerina di cotone verde e una verga di proporzioni gargantuesche, tenuta in mano e ciondolante fin oltre le ginocchia. All’iniziale momento di sbigottimento segue l’effetto catartico di un’immagine che rappresenta la trasposizione semantica della risposta “STOCAZZO!”, uno scherzo forse infantile, ma che ancora oggi è di sicuro effetto. Qualcun altro può ritrovarci l’atavica riproposizione dei riti fescennini, in cui esseri mitologici con genitali enormi assicuravano felicità e prosperità (o almeno una risata liberatoria).

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Immagine presa da facciabuco.com

La ripetitività non è un problema, perché la “macro” dell’immagine su cui si installano le più svariate finte anteprime consente di operare innumerevoli variazioni sul tema. Dunque, come negli “esercizi di stile” di Raymond Queneau, “el moreno” si nasconde dietro una “grandinata improvvisa”, dietro la notizia del prossimo allenatore del Milan, dietro la foto di un dito ingessato. La curiosità è la molla che fa scattare sullo schermo l’uomo dalla terza gamba. Ma non solo: il “moreno” è riuscito a uscire anche dagli schermi e anche dalla semplice “gabbia” di Whatsapp: nelle chat il suo meme ha preso vita grazie alla funzione di anteprima, altrove (su altri programmi di messaggistica o su altri social come Facebook) l’effetto sorpresa non può esistere, ma ormai è già oltre.

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Le variazioni da semplici hanno iniziato a diventare frattaliche, riproducendosi in forme più articolate e ridondati su se stesse. Figure con personaggi dei fumetti che nascondono cacce al tesoro (con in “palio” il moreno), alberi di natale addobbati di portatori di verghe nere, commistioni con memi precedenti.

 

Intervista ad un presunto “moreno”

In Sud America – e in generale nel mondo di lingua ispanica, visto che l’origine di John Mitraglia pare collocarsi da quelle parti – non si contano le apparizioni televisive in sketch comici, le interviste a presunti “moreni”, ma anche la vendita di costumi con “martagno” incorporato, la presenza di sue effigi a processioni carnascialesche o di cosplayer a convention dove si fa la fila per farsi la foto con Johnny e il suo lungo attrezzo nero. C’è addirittura chi ha infilato un foto ritaglio del “moreno” in una scheda elettorale, ma qui si aprirebbe una parentesi politico-ideologica che lasceremo ai nostri amici del Partito Onanista. L’unico accenno ideologico che mi permetto di avviare, è che il “moreno” rappresenta in maniera liberatoria una delle maggiori “paure” di questo fetente pezzo di mondo, la ”proiezione psicanalitica da manuale”, che in America permette all’Alt-Right di “saldare insieme la critica al femminismo con l’odio per i migranti, visti entrambi come due fenomeni che segretamente tramano per l’estinzione del maschio bianco occidentale”, (questa frase mi sembrava perfetta, l’ho presa da Alessandro Lolli, che l’ha usata in un articolo su Not in cui sostiene che Bispensiero sia l’Alt-Right italiana, non sono del tutto convinto/d’accordo, ma per chi volesse leggersi l’intero articolo può andare QUI).

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La parabola potrebbe esser giunta al suo apice, visto che ormai del “moreno” si discetta su siti mainstream, se ne cerca l’origine, si propone la sua candidatura a personaggio dell’anno. A noi poco interessa chi sia realmente, dato che ormai è la sua immagine che vive di vita propria, come accade a tutti i vari personaggi diventati celebri grazie alla memetica. Altro indizio che forse la parabola stia per iniziare la fase discendente, è proprio il fatto che sia diventato un “metameme”: come ha scritto sapientemente l’account twitter @eziopreggio: “Persone che ho visto di più negli ultimi tre mesi: – Mia moglie – Mia madre – Il ne*ro di Whatsapp”. Perché diciamoci la verità, diciamocela tutta, diciamocela proprio oggi che si parla sempre più di “fake news”: ormai anche se da un’anteprima sbagliata intuiamo che dietro possa esserci Long John, non possiamo fare a meno di aprire, anzi, speriamo ci sia proprio lui, e se qualcuno ci manda per davvero una foto del suo dito ingessato, sotto sotto siamo anche un po’ delusi.

Articolo scritto per noi da Kung Paolon

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